BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SPY FINANZA/ Cina, "allarme rosso" per i mercati

L’indicatore di rischio per l’economia cinese sta inviando sinistri flash rossi: sgonfiare la bolla immobiliare non è così facile come sembra. L’analisi di MAURO BOTTARELLI

Infophoto Infophoto

L’indicatore di rischio per l’economia cinese sta inviando sinistri flash rossi. «L’uso rigido dei target sulla crescita del Pil, unito agli incentivi che incoraggiano una sovraperformance dell’economia, hanno portato a un indebolimento potenzialmente pericoloso della stabilità finanziaria del Paese asiatico»: lo sottolinea Paul Gruenwald, capo economista di Standard & Poor’s, precisando inoltre che «la crescita del debito ha posto Pechino in una situazione delicata in cui il settore finanziario è considerato il maggiore rischio macro non solo per il Paese ma per l’economia mondiale».

Per l’esperto, finché il governo non avrà il coraggio di compiere alcuni passi per allontanarsi dai target di crescita rigidi e asimmetrici, la stabilità finanziaria della Cina continuerà a essere a rischio. Il problema è che i leader politici del Paese hanno immediatamente rigettato questi avvertimenti rispetto al rischio di un imminente credit crunch, rimanendo determinati nel voler purgare gli eccessi del sistema finanziario nonostante il continuo calo del prezzo degli immobili - dell’altro giorno il dato di un crollo ai minimi da tre anni e il peggior rallentamento della produzione industriale dal fallimento di Lehman Brothers. Quest’ultima voce è calata dello 0,4% in agosto rispetto al mese precedente, mentre il tasso di crescita degli investimenti in asset fissi è scesa a minimi record.

Per Wei Yao di Societe Generale, ci troviamo di fronte a «una decelerazione davvero netta, qualcosa di inaspettato. Ciò che davvero è sorprendente, poi, è la calma della risposta di Pechino a questi dati. La tolleranza della nuova leadership cinese verso un periodo di sofferenza di breve termine è rapidamente cresciuta di un altro livello». L’output dell’elettricità è sceso del 2,2% dallo scorso anno, soprattutto per la scelta delle autorità di chiudere sempre più elefantiache fabbriche per tagliare la capacità in eccesso, come ci mostra il grafico a fondo pagina. L’erogazione di nuovo credito è calata del 40% e si è registrata anche una netta contrazione nei cosiddetti “trust loans”, i prestiti fiduciari, dovuta sia alle restrizioni in atto da parte delle banche che alla draconiana volontà di limitare al massimo il nesso tra sistema bancario regolare e quello ombra: come ovvia conseguenza, a pagare il prezzo maggiore alla mannaia che si è abbattuta sui “trust loans” sono stati i settori come quello immobiliare e delle costruzioni in genere.