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SPY FINANZA/ Ucraina, il default avvicina la vittoria di Putin

Vladimir Putin (Infophoto) Vladimir Putin (Infophoto)

Fin qui, le pene della Russia. Ma siamo proprio sicuri che sia Mosca il soggetto che sta pagando il prezzo maggiore alla crisi e non l’Ucraina, il cui presidente Poroshenko, guarda caso, la scorsa settimana si è recato a Washington in visita ufficiale ma non solo per chiedere aiuto militare e riconoscimento sovrano agli Usa, bensì per pietire un aiuto economico urgente dopo il miliardo di dollari già incassato e bruciato in meno di tre mesi per far fronte al pagamento di interessi e politiche di armamento? Già, perché la cronaca bellica nasconde spesso le reali condizioni di salute dei contendenti e quelle di Kiev sono decisamente preoccupanti: l’output industriale del Paese ha registrato un calo del 21,4% ad agosto rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, al di sopra delle stime del -18% e con un dato a livello mensile del -12,7%.

Come mostra il primo grafico a fondo pagina, questo è il peggior calo della produzione industriale dall’inizio della crisi globale nel 2009 e fa seguito a un -12% registrato su base annuale a luglio. Inoltre, l’economia ucraina si contrarrà del 9% quest’anno, un dato ben peggiore di quanto stimato dal Fmi quando diede vita al pacchetto di salvataggio del Paese: per il Financial Times, «questo spalanca seri dubbi sulla sostenibilità del debito da parte del governo di Kiev e dà spazio a preoccupazioni riguardo la possibile necessità per l’Ucraina di fare forzatamente default e ristrutturare il debito».

D’altronde, il rischio che Kiev possa essere la prossima Atene, oltretutto senza nemmeno il backstop di sicurezza garantito in parte dall’adozione dell’euro, ce lo dice l’atteggiamento sempre più scettico dei detentori di obbligazioni sovrane ucraine, che giovedì scorso - come ci mostra il ssecondo grafico - nell’overnight sulla scadenza aprile 2023 hanno toccato un rendimento del 10,61%, il livello più alto da quattro mesi e sintomo chiaro dei montanti timori per un default. Ma se il collasso dell’economia e del mercato obbligazionario possono non essere una sorpresa assoluta, c’è dell’altro che spaventa e non poco Kiev e che invece sarebbe l’arma segreta che Vladimir Putin sta utilizzando per fiaccare il governo di Poroshenko senza dover arrivare a una guerra dichiarata e totale sul campo: stando all’ufficio si statistica ucraino, infatti, le principali industrie della regione di Donetsk, una delle aree maggiormente interessate dal conflitto, come ci mostra il terzo grafico, stanno soffrendo e non poco a causa dell’attività estrattiva di carbone scesa di quasi il 60% e la produzione di acciaio del 30%.

In altre parole, mentre la commodity più importante per l’Europa è il gas, il cui controllo di fatto è in mano alla Russia, per l’Ucraina è il carbone, allocato proprio lungo il perimetro dell’area di maggior combattimento: Kiev, insomma, ha disperato bisogno di accesso a quell’area e a quel materiale per cercare di fermare il suo vero e proprio collasso economico. Sorge quindi un dubbio: sono i giacimenti carboniferi del Donetsk la ragione per cui Mosca sta supportando le milizie filo-russe nella regione, guardandosi bene dall’ampliare il fronte bellico?

Insomma, da abile giocatore di scacchi qual è, Vladimir Putin sta solo aspettando che, giorno dopo giorno, Kiev arrivi all’inevitabile bancarotta, al default e al più che sicuro cambio di leadership senza doversi sobbarcare l’onere di una guerra su larga scala e la reazione di Usa e Ue? Se così fosse, si dimostrerebbe sempre di più come leggere Sun-Tzu sia più utile per un leader che passare ore e ore a vertici infiniti in cui non si conclude mai nulla, nella migliore delle ipotesi.

 

 

 

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