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SPY FINANZA/ Ucraina, il default avvicina la vittoria di Putin

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Vladimir Putin (Infophoto)  Vladimir Putin (Infophoto)

Persi nel trambusto per il referendum scozzese, ci siamo quasi scordati della situazione in Ucraina, ben più grave e con conseguenze maggiormente dirette sulle nostre vite. Come sta assorbendo la Russia la nuova ondata di sanzioni europee? Il rublo continua la sua caduta libera, mentre l’indice Micex, in calo ma ben al di sopra dei minimi visti quest’anno, ci dice che gli investitori stanno cominciando a valutare le mosse dell’Ue per quello che in realtà sono: un teatrino politico.

Lo conferma Christopher Granville della Trusted Sources, a detta del quale «tutta questa situazione sta prendendo un sapore di ritualità. I burocrati dell’Ue ci hanno messo talmente tanto a dar vita alla loro lista di sanzioni e a trovare un accordo che l’intera disputa, oramai, si era già spostata su un altro livello». Sempre per Granville, «l’Occidente ha varcato il suo Rubicone con la Russia di fatto chiudendo fuori dal mercato di capitali società energetiche e banche, ma visto che il credito nei loro confronti era già di fatto congelato, questa nuova tornata di sanzioni rischia di non avere molto effetto».

La minaccia maggiore per la Russia, infatti, arriva da altro, come spiega Tim Ash di Standard Bank, ovvero dal calo del prezzo del petrolio degli scorsi giorni, giù di 20 dollari al barile dai livelli di giugno a causa della sovraofferta da Libia e Usa e da abili mosse di speculatori al ribasso: ogni dollaro di calo sul prezzo del petrolio costa alla Russia 2,8 miliardi di dollari di entrate per lo Stato: «Questo è ciò che davvero conta, non le sanzioni. La Russia è colpita brutalmente dal canale petrolifero e se il prezzo del barile dovesse per caso scendere sotto gli 80 dollari, allora sarebbero davvero guai grossi».

Con la domanda globale molto indebolita e inondata da sovraofferta, l’unica speranza è quella della dinamo cinese, ma anche in questo caso il rallentamento del crescita economica e della produzione industriale del gigante asiatico spinge al ribasso le quotazioni, visto che la crescita di domanda petrolifera di Pechino per quest’anno farà fatica a raggiungere il 2%. Per il professor Alan Riley della City University, «la Russia sta testando la reazione dei suoi nemici, i quali hanno riempito i loro stoccatori di gas fino al colmo per assicurasi un inverno relativamente tranquillo in caso Putin decida di chiudere il rubinetto o di limitare l’offerta».

Ci sono poi le sanzioni che vanno a colpire il mercato obbligazionario, ovvero quello che garantisce a banche e aziende di finanziarsi sul mercato, oggi possibile - per i bond di nuova emissione - solo su maturity di non più di 30 giorni, mentre le obbligazioni già circolanti possono essere trattate liberamente. Aziende come Rosneft, Gazpromneft e Transneft e banche come Sberbank e Vtb devono quindi fare i conti con difficoltà di finanziamento sul medio termine, mentre l’attività esplorativa e di perforazione per quanto riguarda gas e petrolio rischia di bloccarsi o rallentare di molto poiché le sanzioni impongono anche il bando per le società europee e Usa di partecipare a questo tipo di investimenti, sia estrattivi marini che legati ai nuovi giacimenti di scisto. Ma tornando alle difficoltà di finanziamento, Rosneft ha già richiesto una linea di credito di oltre 40 miliardi di dollari allo Stato per far fronte alle sue esigenze e al rifinanziamento di debito per 29 miliardi di dollari da qui a fine anno, mentre Kommersant ha già fatto sapere che licenzierà un quarto dei sui 4mila dipendenti nel quartier generale a Mosca per tagliare i costi.


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