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SPY FINANZA/ Il report che "spinge" la Troika in Italia

Pubblicazione:martedì 23 settembre 2014

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Ma ieri oltre alle parole, le solite, di Mario Draghi sono arrivati anche numeri reali, per quanto fantasiosi nel criterio di calcolo. L’Istat ha infatti rivisto al rialzo del 3,8%, rispetto ai dati diffusi a marzo, il Pil nominale del 2013, adottando il nuovo sistema europeo dei conti nazionali e regionali (Sec 2010) che include anche le attività illegali come droga, prostituzione e contrabbando: i tassi di variazione del Pil per gli anni recenti hanno subito, invece, revisioni «molto contenute». In particolare, nel 2013 il Prodotto interno lordo dell’Italia ha segnato un calo dell’1,9%, in base al nuovo sistema di calcolo: l’Istat ha quindi confermato la stima diffusa a marzo di quest’anno. Il Pil 2013, conteggiato con i nuovi principi contabili europei, è quindi aumentato di quasi 59 miliardi di euro, 58.880 milioni di euro per l’esattezza. È salito anche il livello del Pil per gli anni 2011 e 2012: di 58.911 milioni di euro per il 2011 e di 61.092 per il 2012, con tassi di rivalutazione rispettivamente del 3,7% e del 3,9%.

È migliorato poi il rapporto deficit/Pil del Bel Paese nel 2013: con i nuovi principi contabili, il rapporto deficit/Pil dello scorso anno si è infatti attestato al 2,8% rispetto al 3% della precedente rilevazione. L’avanzo primario (indebitamento netto meno la spesa per interessi) espresso in rapporto al Pil risulta ora del 2%, con una revisione al ribasso di 0,2 punti percentuali. Al contempo il debito/Pil del 2013 è stato rivisto al ribasso al 127,9% rispetto al 132,6% stimato in precedenza. Nel 2012 il debito/Pil si è attestato al 122,2%, in miglioramento rispetto alla stima precedente del 127%. Infine, i nuovi principi contabili europei portano un po’ di sollievo anche per le tasche degli italiani: infatti, la pressione fiscale lo scorso anno si è attestata al 43,3% del Pil, in miglioramento di 0,5 punti percentuali rispetto alla rilevazione con i vecchi principi contabili. Pressione fiscale ridotta anche il 2011 e 2012, rispettivamente di 0,9 e 0,8 punti percentuali.

La revisione dei dati Istat, che ha portato a un miglioramento dei numeri sul debito e sul deficit per il 2013, non sembra per ora aver influenzato il mercato del debito. Ieri lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi è rimasto fermo a 133 punti per un rendimento del 2,37%, mentre il differenziale Bonos/Bund segna 118 punti per un tasso del 2,22%. A detta di un trader interpellato da MF-Milano Finanza, «è al momento difficile sbilanciarsi sulle implicazioni di questi numeri. Si tratta di una correzione significativa, ma sono dati che riguardano il passato che poco probabilmente si rifletteranno su prezzi e rendimenti». Ma al netto delle parole di Mario Draghi e della rivisitazione del Pil in base ai nuovi, fantasiosi criteri europei, resta un rischio, a cui ieri mattina di buonora Morgan Stanley ha voluto dedicare un report dal titolo “Debtflation - One shock away”, nel quale si mette in guardia la cosiddetta periferia dell’eurozona dalla nuova minaccia che sta concretizzandosi a causa dell’alto livello di leverage del settore privato e pubblico e della situazione politico-economico instabile, la cosiddetta debitoflazione: «Con rendimenti obbligazionari già al minimo, l’inflazione è destinata a diventare una sfida per la sostenibilità del debito, se la crescita non è sufficientemente forte da operare come cuscinetto verso gli shock. E a nostro modo di vedere, alcune economie dell’eurozona sono molto vulnerabili al riguardo».


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COMMENTI
25/09/2014 - Numeri del lotto (Vittorio Cionini)

I numeri sono impietosi ma quel che é peggio é che sono falsi come dimostra chiaramente l'inserimento nel PIL dell'economia sommersa, per definizione non misurabile. Sono numeri da giocare al lotto ma purtroppo sono anche quelli sulla base dei quali si decidono i destini dei governi e delle nazioni in base a interessi che non siamo in grado di condizionare. Purtroppo per colpa di tutti noi (ognuno di noi per la sua piccola o grande parte) ci troviamo in mezzo a questo mare in tempesta come immigranti sui barconi. Ci ha fatto comodo pagare gli "scafisti" ed ora siamo bagnati, affamati e infreddolti in attesa di un "Mare nostrum" che non é chiaro da dove possa arrivare e con quali intenzioni. Chi é causa dei suoi mal pianga se stesso. Vittorio Cionini