BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

SPY FINANZA/ La "quarta recessione" pronta per l'Europa

InfophotoInfophoto

Il primo grafico a fondo pagina ci mostra più di mille parole quanto la manifattura tedesca arranchi e quanto le sanzioni alla Russia stiano accelerando il ritorno in recessione. Tanto più che se Berlino piange, Parigi certo non ride, anzi. In Francia, infatti, l’indicatore ha continuato a restare sotto la soglia dei 50 punti che separa la fase di espansione da quella di contrazione, portandosi ai minimi da tre mesi a quota 49,1 punti e dai 49,5 punti di agosto. L’indice Pmi manifatturiero è passato da 47 a 48,8 punti e quello servizi è arretrato da 50,3 a 49,4 punti, confermando dunque la fase di perdurante stagnazione dell’economia francese. Il problema generale è sempre lo stesso: «La domanda anemica continua a colpire il settore privato, con l’ulteriore taglio dei prezzi che non è sufficiente a prevenire il calo degli ordinativi».

Per Jennifer McKeown, senior analist per l’Europa presso Capital Economics, «i dati di oggi non fanno altro che rimandarci l’immagine di un’economia europea che sta ancora combattendo per ottenere un minimo di ripresa, ponendo ulteriore pressione sui governi e sulla Bce affinché garantiscano maggiori politiche di supporto». Ma attenzione, perché al netto di tutti questi dati c’è una variabile in più che comincia a farsi largo soprattutto tra i cosiddetti chartists, ovvero coloro che studiano grafici e modelli: l’eccessivo indebolimento dello yen, come testimoniato dal secondo grafico.

Cosa potrebbe significare, infatti, per l’economia globale un eccessivo deprezzamento della valuta giapponese? Primo, un ulteriore aumento dei tassi reali di cambio - già forti - della Cina, soprattutto se altre valute asiatiche dovessero seguire la parabola svalutativa dello yen. Questo non farebbe altro che indebolire ulteriormente l’economia cinese, già in rallentamento stando ai dati di agosto e, secondo punto di preoccupazione, esacerbare le pressioni deflazionistiche sull’Occidente, ovvero sull’Europa visto che gli Usa viaggiano attorno al 2% di inflazione. E attenzione, se lo yen debole è la chiave per l’outperformance attuale dell’indice Nikkei, chi rischia di pagare un prezzo molto alto al combinato che uno yen troppo debole potrebbe innescare è proprio la Germania, già indebolita nella crescita dalle suicide sanzioni alla Russia e il suo export, garantito finora da surplus commerciale che sta uccidendo il resto dell’area euro.

Attenzione quindi a punti di rottura al ribasso dello yen verso dollaro ed euro, perché se una spirale simile dovesse davvero colpire seriamente l’economia di Berlino, di fatto grippando la locomotiva d’Europa, per l’eurozona sarebbero guai enormi: a quel punto solo un Qe in piena regola da parte della Bce potrebbe salvarci da una quarta ondata di recessione piena. E non pensiate che l’ipotesi sia così peregrina, visto che in Cina l’industria del carbone, un vero e proprio driver della crescita, sta già rallentando a ritmi impressionanti, così come il consumo della commodity, come ci mostrano gli ultimi grafici.