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FINANZA/ Sapelli: un nuovo "ordine mondiale" fa a pezzi l'Occidente

Le difficoltà dell’Europa e le politiche della Bce che non funzionano mostrano la spaccatura in atto in Occidente, mentre i Brics crescono. L’analisi di GIULIO SAPELLI

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Nei giorni scorsi sulle spiagge australiane il G-20 ha tirato le fila di un gigantesco fallimento dell’economia occidentale. L’epicentro della crisi è l’Europa. Tutti i dati statistici lo documentano con eloquenza. Non a caso in questo stesso lasso di tempo i Brics hanno deciso di dar vita a una nuova banca dei pagamenti internazionali, che si pone come potenziale contraltare al Fmi e alla Banca Mondiale, e a Dushanbe Putin ha presieduto il gruppo di Shangai che incorpora in sé, oltre alla Russia e ai suoi satelliti dell’Asia Centrale, la Cina. La stessa Cina che ospiterà il nuovo Fmi alternativo che avrà alla sua testa un indiano, a riprova della dislocazione degli equilibri di potenza in atto in Asia. Essi sono equilibri di conciliazione e di condivisione tra nemici storici che ora, invece, ricercano insieme una via di uscita dalla crisi.

Tutto il contrario invece accade in Occidente: ossia in Usa, Uk (appena uscito dalla sconfitta di misura del referendum scozzese) Canada e Giappone (che condivide sia il destino asiatico, sia quello occidentale dopo la Seconda guerra mondiale e il conflitto con la Cina). L’Occidente è diviso con la Bce a guida teutonica ma a presidenza emasculata nordamericana (un ossimoro che andrà studiato in futuro con grande attenzione): la politica di deflazione non solo continua, ma è così profonda che il cavallo non beve. I crediti concessi alle banche per cercare di riversare un po’ di denaro verso le imprese e le famiglie non vanno nel verso giusto, ossia le banche stesse non ne richiedono quanto i cantori delle misure monetariste avrebbero auspicato.

Il problema è che se non si curano i bilanci delle banche, queste rivelano tutta la loro debolezza soprattutto dinanzi a imprese colpite da una domanda scarsa e non più sostenute (com’ era prima delle nefaste privatizzazioni di trent’anni fa circa) da investimenti pubblici che fungevano da procurement per le piccole e medie e grandi imprese private. Le garanzie che promuovevano l’investimento non esistono più. E quindi le imprese non chiedono denaro che non saprebbero come impiegare. Aggiungiamo il fatto che - similmente a ciò che accadde in Giappone un ventennio or sono - le banche europee hanno sì fatto pulizia nei bilanci, ma hanno applicato le regole del mark to market solo ai prestiti e non ai titoli, evitando le vere svalutazioni, non ponendo le vere basi per un’efficace ed efficiente svalutazione. Per questo il cosiddetto T-Ltro, ossia i prestiti vincolati alle banche affinché diano credito alle imprese, ha avuto così scarso successo.

Sarà invitabile, allora, collateralizzare i debiti, come annunciato dall’ineffabile e inefficace Draghi alcuni mesi or sono e ripetutamente sussurrato a borse aperte giorno dopo giorno. Le Assets backed securities sono però potenziali armi di distruzione di massa che possono indebolire la Bce ma non spostare di un bel nulla la situazione. 


COMMENTI
25/09/2014 - varie trappole e modalità per uscirne (antonio petrina)

Dalla trappola della deflazione dio ci liberi,nonchè dalla stagnazione economica e così dalla trappola della liquidità ,foriera di immobilismo per gli investimenti pubblici : perchè l'agenda 2020 ,sulla supervisione europea,non la si lascia ,così come daveri predica per i beni culturali italiani ,ad un pool nazionale-bruxellese,così da evitare una futura bocciatura dei conti italici?