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SPILLO/ Le "sviste" di Padoan lasciano l'Italia al palo

Pubblicazione:giovedì 25 settembre 2014

Pier Carlo Padoan (Infophoto) Pier Carlo Padoan (Infophoto)

Non esiste un problema di sostenibilità del debito in assoluto. La condizione però è quella di avere la possibilità di usare il cambio, nonché il fatto che il debito sia nelle mani dei suoi stessi cittadini i quali non hanno interesse a fare fallire il loro Paese, a differenza degli speculatori internazionali. Un’altra condizione necessaria è che, attraverso la politica monetaria, lo Stato possa monetizzare il debito. Tutte queste condizioni si sono verificate in Giappone, mentre in Europa ancora non ci siamo. Draghi ha detto che ha intenzione di andare in questa direzione, soprattutto le condizioni lo richiederanno Tutto ciò renderebbe il debito italiano più sostenibile.

 

È davvero necessario vendere il 5% di Eni ed Enel per ridurre il debito pubblico?

Sinceramente non capisco come si pensi di risolvere un problema strutturale con un’operazione una tantum. I proventi di una privatizzazione durano un anno solo. Nel caso di Eni ed Enel inoltre i dividendi delle aziende che si vendono sono sistematicamente più alti del tasso d’interesse che noi paghiamo sul debito, e finisce quindi per essere addirittura un’operazione in perdita. Andiamo così a perdere il dividendo che compenserebbe il costo degli interessi sul debito.

 

Padoan dice che per la Legge di stabilità prenderà in considerazione un taglio delle deduzioni e detrazioni. Non è a sua volta un aumento delle tasse?

Lo è, anche se bisogna vedere poi quale tipo di categoria ne sarà colpita. Una ristrutturazione o una ridefinizione di deduzioni e detrazioni è possibile, ma bisognerebbe capire chi ci guadagna e chi ci perde.

 

Per Padoan, l’Italia farà le riforme da sola senza avere bisogno di essere sollecitata da Germania e Unione europea. È davvero così?

Il problema è un altro, e cioè che in linea con quanto sta facendo Draghi, è la Germania che va sollecitata ad attuare delle riforme. Nel momento in cui è parte dell’Ue, la Germania non può tenere un surplus così elevato ma deve rilanciare la domanda interna, e ciò è fondamentale affinché l’Europa possa reggere. La vera questione non è quindi che il percorso di riforme dell’Italia sia indipendente dalla Germania, quanto quale sia la capacità dei Paesi membri di condizionare un Paese membro così importante che in questo momento si sta ponendo in maniera assolutamente dannosa per l’Ue.

 

(Pietro Vernizzi)



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