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FINANZA E POLITICA/ Così l'Italia scarica il suo "cavaliere bianco"

Pubblicazione:venerdì 26 settembre 2014 - Ultimo aggiornamento:venerdì 26 settembre 2014, 21.02

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Nel corso del solo mese di settembre si è registrata una vera e propria corsa allo shopping negli Stati Uniti: più di 50 miliardi di dollari investiti in gruppi americani. Comprano le aziende di servizi come Sap, produttori di chips come Infineon, colossi del pharma come Merck. E così via. È un fenomeno relativamente nuovo, ben diverso dalle delocalizzazioni produttive degli anni Novanta nell’Est Europa, motivate dalla ricerca di manodopera a buon mercato, o dell’avanzata in Cina o Sud America alla conquista di nuove posizioni nell’economia globale. No, stavolta a condizionare le scelte delle imprese sono le leggi volute da frau Merkel per assicurarsi nella passata legislatura il sostegno dei Verdi a danno dei socialdemocratici. E così da quando il boom del fracking ha ridotto i costi dell’energia, gli Stati Uniti sono diventati in modo particolare il sito preferito per le aziende tedesche.

In maggio, il ceo di Basf, Kurt Bock, ha annunciato un nuovo piano di investimenti da un miliardo di euro, il più grande nella storia dell’azienda, nella Costa del Golfo americano. Nello spiegare la decisione, la dirigenza ha fatto notare che il gas naturale negli Stati Uniti costa solo un terzo di ciò che costa in Germania. Il gigante tecnologico Siemens è andato anche oltre, annunciando, dopo l’acquisto della texana Dressler, che in futuro gestirà il suo intero business dagli uffici negli Stati Uniti.

Un trend che ha senz’altro accentuato la discesa dell’euro nei confronti della valuta Usa, come del resto auspicato dalla Bce. Ma che è anche la punta dell’iceberg di un disagio che sta erodendo le certezze dell’ammiraglia dell’economia e della politica europea. Un’inquietudine che accomuna destra e sinistra. Falchi e colombe, uniti nella diagnosi, ma non nella terapia. È in questa cornice che, tra una settimana, Mario Draghi presenterà al direttorio della Bce, in trasferta a Napoli, il piano dettagliato degli acquisti di Abs da abbinare ai prestiti Tltro. Ma non è difficile prevedere che in quella sede si parlerà soprattutto di Quantitative easing, ovvero l’acquisto di titoli di Stato, l’unica mossa che potrebbe riportare il bilancio della Bce ai livelli del 2012, con un’espansione di almeno mille miliardi.

Il condizionale però è d’obbligo, visto il fuoco di fila dei falchi. Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, ha detto che gli acquisti di Abs avvantaggeranno solo i banchieri, non l’economia. Il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, ha rincarato ieri la dose: “Non sono contento per il piano Draghi”, ha detto in Parlamento evocando il rischio dei conflitti di interesse tra la banca centrale che da una parte presta soldi agli istituti di credito, dall’altra si appresta ad assumere il ruolo di controllore del sistema. Ancor più insidiosi i siluri che stanno partendo dalla Corte Federale di Karlsruhe: gli acquisti di titoli previsti dalla Bce, sembra la tesi di maggioranza tra i giudici, violano i trattati istitutivi della Banca centrale europea.


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