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FINANZA E POLITICA/ Così l'Italia scarica il suo "cavaliere bianco"

Pubblicazione:venerdì 26 settembre 2014 - Ultimo aggiornamento:venerdì 26 settembre 2014, 21.02

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Ma che succede alla Germania? Cala l’indice della fiducia, perde colpi l’economia della locomotiva d’Europa. La destra denuncia il calo di competitività del made in Germany, la sinistra fa il punto sui sacrifici, in termini di salari e di spesa pubblica, che comporta l’austerità. Da una parte Werner Sinn, il presidente dell’Ifo che guida i falchi, lancia l’allarme sul minor appeal dell’export della Germania federale, sotto pressione sul fronte orientale. Dall’altra Marcel Fratzscher, economista vicino ai socialdemocratici, ha appena dato alle stampe L’illusione tedesca, spietato ritratto di un Paese che perde colpi nella crescita, nella produttività e negli investimenti, dove due cittadini su tre vantano un reddito reale inferiore rispetto all’anno Duemila. “Un Paese - scrive con una punta di sarcasmo - vende automobili di alta qualità e macchinari in tutto il mondo, ma quando l’intonaco comincia a scrostarsi dai muri di una scuola elementare sono i genitori a dover raccogliere il denaro per pagare l’imbianchino...”.

Insomma, un Paese sostanzialmente non conosciuto e non capito in Italia, nonostante nessuna nazione abbia più importanza per noi dell’eterno vicino-rivale del Nord. Un Paese che ha affrontato con la solita, proverbiale serietà l’avventura europea, ma che ora, incapace com’è di assumere fino in fondo il ruolo di leader, minaccia di affondare nelle sue contraddizioni. Le riserve delle aziende tedesche, si legge nell’analisi di Fratscher, assistente del ministro socialdemocratico Sigmar Gabriel, ammontano a quasi 500 miliardi di euro. Ma gli investimenti non decollano. Anzi, la loro proporzione rispetto al giro d’affari è caduta da poco meno del 21% nel 2000 a poco più del 17% nel 2013. A conferma che il malessere che percorre l’Ue, cioè la caduta di fiducia che si traduce in un calo degli investimenti (e, di riflesso, dell’occupazione), non è un’esclusiva dell’Europa mediterranea.

“Molte aziende - rileva l’autore - hanno effettivamente ridotto le loro spese per macchinari e computer nel corso degli ultimi decenni, secondo i dati dell’Ufficio statistico federale. Questo è vero specialmente per l’industria chimica, ma anche le infrastrutture industriali stanno crollando, per esempio nei settori dell’ingegneria meccanica e dell’elettronica”. In realtà, le imprese tedesche investono, ma non in Germania. La Bmw, casa automobilistica bavarese, sta attualmente spendendo un miliardo di dollari per trasformare il suo impianto a Spartanburg, nella Carolina del Sud, nel suo più grande stabilimento a livello globale. La Daimler ora assembla la nuova classe C per il mercato americano nella città di Tuscaloosa, in Alabama. Dürr, il produttore di attrezzature per la verniciatura, ha ampliato i suoi edifici industriali a Shangai lo scorso anno, in modo che essi ora hanno raggiunto le stesse dimensioni di quelli della sua sede centrale a Bietigheim-Bissingen, vicino a Stoccarda.


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