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FINANZA E POLITICA/ Ecco cosa c'è dietro al patto Marchionne-Renzi

Marchionne e Renzi (Infophoto) Marchionne e Renzi (Infophoto)

Ma se questa è la posta, perché una parte consistente del patronato (soprattutto i vertici della Confindustria) è contrario? Solo perché Renzi fa troppe promesse? Molti hanno fatto lo stesso prima di lui con il plauso confindustriale. In realtà, anche qui c’è dietro la difesa di un potere, quello che per decenni è stato chiamato consociativo, in base al quale le materie che riguardano il lavoro (e in ultima istanza la distribuzione del valore aggiunto tra salari e profitti), debbono essere regolate in un triangolo tra Governo, padronato e confederazioni sindacali. Naturalmente ci sono molti imprenditori che in cuor loro danno ragione a Marchionne, ma sono troppo piccoli e deboli per rompere le uova nel paniere come ha fatto la Fiat.

Nessuno, d’altra parte, può giurare che l’entente cordiale duri. Fin dai tempi di Vittorio Valletta e di Gianni Agnelli la Fiat si definiva governativa per vocazione (oltre che per interesse). Ciò vuol dire che cambiava il proprio sostegno al cambiare del Governo. E nessuno esclude che accada ancora. Anzi. Marchionne, però, continuerà a puntare le sue carte su Renzi perché è l’unico ad aver sfidato apertamente i tabù sindacali e il patto neo-corporativo. Non lo ha fatto nemmeno il centrodestra e, se Renzi fallisce, non lo farà più nessuno.

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