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GEO-FINANZA/ Il "ribaltone" che ha messo in crisi Usa e Ue

Pubblicazione:sabato 27 settembre 2014

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Riprendendo quanto analizzato in un precedente articolo, proseguiamo l’analisi riguardante le politiche seguite negli ultimi 25 anni in Europa, per cercarne di trarne degli utili insegnamenti per il presente e il futuro.

Seconda lezione - Politica estera. Il trascorso quarto di secolo ha modificato profondamente l’ordine internazionale. Gli eventi ai quali assistiamo in Ucraina oggi sono il simbolo concreto che l’ordine deciso durante la Seconda guerra mondiale con la conferenza di Yalta - vertice di Regno Unito, Urss e Usa tenutosi nel febbraio 1945 in Crimea nel quale i capi politici presero alcune decisioni importanti sul proseguimento del conflitto, sull’assetto futuro della Polonia, e sull’istituzione dell’Onu - ha cessato di esistere. L’ultimo atto del vecchio ordine internazionale fu la guerra del 1991 condotta dagli Usa di George H. W. Bush a difesa del Kuwait contro l’Iraq di Saddam Hussein. Esisteva ancora l’alleanza dell’Occidente, ma fu l’ultima espressione strategica della dottrina Kissinger che durava dai primi anni ‘70.

Nel periodo 1992-2000 con la presidenza Clinton si è inaugurata la dottrina erratica delle guerre non-guerre, le cosiddette “guerre umanitarie” e le “operazioni di polizia internazionale”, che tentavano di imporre ancora un unilateralismo già azzoppato. Infatti, dicevamo che al mondo unipolare dell’inizio degli anni ‘90 si è sostituito il “multilateralismo selettivo e guidato” che sta sfociando nel caos. L’emblema del caos sono gli 800.000 morti nell’orribile genocidio in Ruanda (1994) e i 300.000 morti addizionali in Bosnia (1993-95), oltre a quelli in Somalia (1992-93).

Alle cosiddette “guerre umanitarie” e alle “operazioni di polizia internazionale” si opponevano numerosi autocrati dei paesi in via di sviluppo, ma più significativamente, dal 2000 si oppone la Russia di Vladimir Putin. Non è un caso, infatti, che già nel 1996, dopo il bombardamento “umanitario” americano in Bosnia, cinque paesi - Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, e Tagikistan - avevano posto le basi per quella che nel 2001 diventò l’Organizzazione di cooperazione di shanghai (Sco). Allo stato di eccezione permanente imposto dagli Usa al resto del mondo - “guerra al terrore”, estradizioni e detenzioni extra-giudiziarie, sabotaggio deliberato di regimi legittimi, imposizione unilaterale di embargo, ecc… - i membri dello Sco, e successivamente anche i membri dei Brics, oppongono il rispetto dei principi del diritto internazionale, primo fra tutti il rispetto dei patti tra stati sovrani. Principio cardine nato nel 1648 a Westfalia per mettere fine al caos secolare che seguì al crollo dell’Impero Romano.


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