BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SPY FINANZA/ Il "metodo subprime" per finanziare il debito Usa

Infophoto Infophoto

Insomma, circa metà del debito Usa è nell’arco temporale dei tre anni, mentre due terzi pieni vanno ripagati entro cinque anni, una situazione non di brevissimo termine ma nemmeno un sorta di mutuo a tasso fisso, tanto più che la Fed ha espressamente dichiarato di basare la sua politica sull’ottenimento di un tasso di inflazione più alto che porterà con sé tassi di interesse più alti, una maledizione per la solvibilità di quel debito visto che il Treasury sarà obbligato a prendere a prestito denaro a un costo più alto.

Fin qui la comparazione tra il primo tipo di prestito subprime di cui vi ho parlato, ma vediamo le altre, ovvero l’interest only e il negative-amortization. Nell’ultima decade il Treasury Usa ha sottopagato le sue spese annuali di interessi sul debito per circa 200 miliardi all’anno, addirittura l’anno scorso la voce pagamento interessi sul debito era pari solo al 5% del gettito fiscale: ovviamente, questo ammontare va a unirsi al capitale e ogni anno innalza il livello di indebitamento lordo del governo federale. Certo, non si può definirlo in pieno un negative-amortization loan su larga scala, ma l’effetto finale è lo stesso: insomma, non solo il governo Usa si indebita nello stesso modo di quei soggetti subprime che hanno destabilizzato il sistema finanziario ma lo fa su scala globale.

Nel 2008, c’erano circa 15 triliardi di dollari di mutui erogati, circa il 100% del Pil Usa di quell’anno, molti dei quali non erano ovviamente subprime, ma per fare un paragone oggi ci sono due triliardi in più di quell’ammontare di debito federale, la maggior parte del quale è ripagato con condizioni molto simili a quelle dei debitori subprime, con la differenza che se la base fiscale non è sufficiente a colmare il gap della voce di pagamento sul debito, il governo può alzare o introdurre nuove tasse, mentre i creditori subprime hanno perso casa, lavoro, auto.

E ora la domanda finale e più importante: chi presta denaro al governo federale Usa? Ancora una volta, se la storia si ripeterà come sei anni fa, dovremo puntare il dito contro banche e istituzioni finanziarie che hanno concesso credito a un soggetto palesemente già oggi non in grado di ripagarlo? In parte sì, ma ci sono anche moltissimi dei cosiddetti “little people”, la media e piccola borghesia, che ha in portafoglio di investimento dei T-bills, il problema è chi fa la parte del leone in questo schema destinato ad andare fuori controllo: la Fed. Prima della crisi, la Banca centrale Usa aveva mantenuto i propri acquisti di Treasuries stabili e a un livello relativamente basso, circa il 6-7% del totale emesso fino al 2007, ma nell’arco di due anni - ovvero nel 2010 - oltre la metà del debito Usa era stato comprato dalla Fed e anche oggi che il programma di “tapering”, ovvero la rimozione graduale del programma di stimolo, sta per concludersi la Banca centrale compra oltre il 40% del debito federale. Insomma, il Treasury e più in generale il Congresso che permettono questa gestione subprime del debito Usa sono da condannare, ma, come dice un vecchio adagio, bisogna essere in due per ballare il tango: la politica ci mette la volontà di spendere e indebitarsi e la Fed ha loro concesso i mezzi per poterlo fare.