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FINANZA/ 2. Italia, tre mosse per "riaccendere" il bazooka di Draghi

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Mario Draghi (Infophoto)  Mario Draghi (Infophoto)

A livello nazionale, grazie al finanziamento, si attende un risultato pari a mezzo punto di Pil. Per ottenere questo risultato, peraltro dubbio, è necessario che si concretizzino alcuni presupposti: 1) le banche diano nuovamente credito e a condizioni che tengano conto fortemente del basso costo del funding; 2) la domanda, ancora bassa, riparta massiccia e per seri piani industriali di investimento, non solo per ristrutturare, a prezzi più vantaggiosi, vecchi debiti, scelta importante ma che non crea valore aggiunto; 3) il credito sia concesso anche alle Pmi che sono quelle ad aver sopportato di più la crisi; per ridurre il rischio del sistema bancario potrebbero essere introdotte forme di garanzia.

L’ultima misura dipende solo di riflesso dalle banche, in quanto solo l’aumento del reddito delle famiglie, la certezza del lavoro, la diminuzione del carico fiscale e una minore paura del futuro, consentirà alle famiglie di ricorrere all’indebitamento.

È un piano importante che deve avere successo per cercare di far ripartire l’economia europea e quella italiana; altrimenti si dovrebbe ricorrere a misura eccezionali come l’acquisto da parte della Bce di titoli cartolarizzati, già allo studio da parte dell’Eurotower, o, soprattutto, ma con grandi scontri politici tra i vari paesi europei, all’acquisto di titoli pubblici, con il cosiddetto Quantitative easing, da parte della stessa Bce, che comporterebbe un rialzo dell’inflazione anche se ancora lontano dall’obiettivo del 2%.

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