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GEO-FINANZA/ 1. Le guerre (per soldi) "nascoste" dalla politica

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La consapevolezza dei limiti allo sviluppo evidenziati già nel 1972 dal Club di Roma e dall’economista Georgescu Roegen è oramai entrata nella cultura politica mondiale. Nel 1989, il futuro Premio Nobel Krugman, aveva pubblicato un saggio nel quale evidenziava che le future generazioni non avrebbero più potuto pensare a un tenore di vita sempre migliore; la stessa ultima Enciclica “Caritas in Veritate” evidenzia che acquistare è un atto morale oltre che economico, e in momenti come quelli che si stanno sperimentando si dovrà consumare con maggiore sobrietà. 

Ora, ritornando ai parametri sociali e culturali, non possiamo non renderci conto del fenomeno internet e degli effetti della comunicazione digitale, con il loro condizionamento sull’agire umano, al quale rimando il lettore a un mio precedente articolo. Paolo Raffone su queste pagine ha recentemente evidenziato il problema: il pensiero olistico che poggiava sul concetto platonico aliquis in omnibus, nullus in singulis sta scomparendo. La modernità e la scienza nell’ultimo secolo hanno via via affermato le barbarie dello specialismo dell’”uomo massa” scoperto e analizzato da Ortega Y Gasset. Un uomo privo di memoria storica e legami organici con la tradizione presente in tutte le classi sociali, principalmente nella borghesia. Un tipo di uomo specialista in una determinata disciplina, esperto solo in parte, che rifugge l’interesse per la totalità del sapere.

Tuttavia la supponenza intellettuale che deriva dalla sua specializzazione autorizza questi uomini-scienza a intervenire in ogni settore della vita pubblica, della cultura, dell’arte senza un’attitudine a coglierne la complessità, con il rischio di elaborare analisi euristiche e quindi un crollo della capacità elaborativa e l’emergere di un decadimento morale ed etico: un nuovo medioevo del logos europeo. Il pensiero dominante è pertanto pervaso dalla ricerca del benessere e dalla difesa dello status quo sociale, ove slogan, tweet, selfie e corpi umani sempre più tatuati, auto-incensano la ricerca di identità.

I fatti storici non sono mai lineari, né determinati, possono essere isolati o concatenati, previsti o casuali. Ad esempio, la Rivoluzione francese è identificata da alcuni come l’epilogo della scalata al potere della classe borghese sull’aristocrazia, altri invece ritengono che fu l’inizio di un lento processo culturale-sociale ed economico che si esaurì un secolo dopo, alla fine della Prima guerra mondiale con il crollo degli imperi continentali e del mondo dorato elitario della “ belle epoque”. Diversi furono infatti gli episodi che rallentarono questo movimento, a partire dal Congresso di Vienna, poi di Verona del 1822, la repressione dei moti del 1848 e dell’austerità culturale dell’Inghilterra Vittoriana. Tutte espressioni della classe dominante in declino volta a conservare il potere.

La fine della Guerra fredda e la caduta del Muro di Berlino nel 1989, duecento anni dopo, hanno aperto alla globalizzazione, ma probabilmente - anche in questo caso - questo processo culturale economico sarà lento e contrastato. Il Time del 4 agosto, con un articolo di copertina, titolava “La seconda guerra fredda”, confermando l’emergere di una nuova tensione fra le vecchie potenze, le successive dichiarazioni di Brzezinski e Kissinger ne hanno evidenziato l’intensità. Nello spazio di un semestre la Russia di Putin, da partner industriale e commerciale dell’Occidente, è diventata una potenza imperialista e “nemica”.

La lettura degli eventi così rappresentati deve essere analizzata anche considerando un altro tassello del mosaico, quale il paper pubblicato nel marzo 2011 dal titolo “The liquidation of Government debt“ redatto dagli economisti statunitensi Carmen M. Reinhart e M. Belen Sbrancia, ove è evidenziato come storicamente l’aumento eccessivo del debito si è sempre poi risolto in una sua ristrutturazione perseguita dai governanti. Tale politica viene definita dagli autori “repressione finanziaria” e consiste in una serie di vincoli, più o meno espliciti, sui tassi di interesse, sulla regolamentazione dei movimenti transfrontalieri di capitali, sui rendimenti pensionistici e generalmente viene cementata da uno più stretto legame fra il Governo e le banche finalizzata a un’allocazione indotta del risparmio nazionale nei titoli di debito statali.