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GEO-FINANZA/ 1. Le guerre (per soldi) "nascoste" dalla politica

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Se così fosse, il ripristino di dazi commerciali, la restrizione nei movimenti di capitali, e per ultimo, il rischio di una pandemia dovuta all’ebola, quale determinante psicologica alla circolazione delle persone, vanno in questa direzione, verso una nuova repressione finanziaria dovuta per necessità, per affermare e sostenere la libertà del popolo ucraino, non per volontà. Toynbee ricordava che le società dominanti hanno sempre agito sul controllo della moneta, delle vie di comunicazioni e dei mezzi che le utilizzano per affermare la loro supremazia. In un gioco sottile di specchi, gli eventi della storia hanno riflesso - come evidenziato dal filosofo Renè Girard - conflitti mimetici, per il dominio e la sopravvivenza delle civiltà e la loro vitalità dipende da come reagiscono al mutare dell’ambiente.

La politica estera di Bush per elevare gli Stati Uniti a gendarmi del mondo - e dopo l’11 settembre con la reazione della “guerra al terrore”- è stata molto dispendiosa. L’invio di forze terrestri di coalizione, con l’obbiettivo di trasformare con la forza in tempi brevi società islamiche pre-moderne in democrazie post-moderne in Iraq e Afghanistan - o ancora i bombardamenti in Libia e il sostegno alle primavere arabe - ha evidenziato la sua fragilità e si è dovuto ammettere l’irrealismo della fine della storia, così cara a Fukuyama.

L’enorme sforzo bellico, sociale ed economico statunitense, ha consentito ai Brics, e in particolare alla Cina, di accrescere la sua economia, ma anche alla Russia - con i prezzi elevati di petrolio e gas - di recuperare parte dell’influenza perduta negli anni Novanta. La disunione europea e la politica tedesca volta, da una parte, alla germanizzazione dell’Europa e, dall’altra, a una politica euroasiatica di accordo sia con Mosca che con Pechino, hanno fatto sì che il ritorno della Russia al controllo delle sue periferie sia stato più indolore del previsto e che la Cina accelerasse il suo livello tecnologico e finanziario-economico.

A questi fattori se ne sono aggiunti altri: il perdurare della crisi economica, l’eccessivo peso del debito degli Stati, il procrastinarsi delle tensioni nei vari scacchieri internazionali fra Siria, Gaza, l’epilogo delle primavere arabe, la nascita dell’Isis e, infine, l’Ucraina. In realtà, la logica di porre i nemici un con l’altro come i sunniti contro gli sciiti, di considerare i vecchi nemici come l’Iran ora nuovi amici ovvero impiegare il soft power - comunicazione e disinformazione cybernetica, neuroscienze, bio-teconologie - o nuove tecnologie di hard power - droni e robot intelligenti - e infine, caos e complessità, è una strategia (E. Luttwak, La grande strategia dell’Impero Bizantino). Centrale comunque è il controllo della moneta: “L’oro rimane sempre il mezzo più importante di persuasione. Il costo di un tributo è nettamente inferiore al prezzo che si sarebbe dovuto pagare se si fosse stati oggetto di invasione […]. Inoltre, da un punto di vista economico il pagamento di tale imposta per il controllo del potere (che per gli States è unicamente stampare dollari) non crea squilibrio finanziario in quanto viene utilizzato da chi lo riceve per acquistare beni dall’Impero, e pertanto rientrava in circolazione stimolando l’attività economica”.

Il problema vero sembrerebbe, quindi, quello finanziario. Non sono da sottovalutare alcune ulteriori informazioni, che possono confermare l’assunto. Dal 2008 a oggi gli Stati Uniti hanno immesso in circolazione 3,1 trilioni di dollari senza rilanciare una robusta ripresa economica; la velocità di circolazione del dollaro è diminuita considerevolmente, oltre il 30%; la Fed detiene oggi 4,3 trilioni di bond governativi con una leva di circa 70 volte rispetto al suo patrimonio netto; la Russia e la Cina sono venditori netti di bond americani dal novembre 2013 e la Banca centrale del Belgio ha sterilizzato il loro prezzo sul mercato acquistando fino a marzo 2014 oltre 365 miliardi di dollari di valore nominale: operazione alquanto anomala per uno Stato che ha un Pil complessivo di pari importo.

Il consensus sui mercati finanziari di molti analisti, visto il quadro macro economico e geopolitico, sta diventando negativo e lo scenario più probabile nel prossimo futuro non è idilliaco: fine della globalizzazione e futura stagnazione.

Lascio al lettore una domanda in cerca di risposta: in questo contesto quale sarà il futuro dell’Europa e dell’Italia?



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