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GEO-FINANZA/ 2. Le carte della Mogherini per "risollevare" l'Europa

Pubblicazione:domenica 28 settembre 2014

Federica Mogherini (Infophoto) Federica Mogherini (Infophoto)

Le piccole e modeste modifiche dell’esistente - spacciate sotto l’accattivante titolo di riformismo - non salveranno il continente. È un compito generazionale che ormai supera le divisioni tra socialisti-democratici e conservatori-popolari, ma richiede la convergenza di tutti per produrre il nuovo. Non si può ignorare che il mondo, entro il 2020, vivrà con 26 miliardi di apparecchi connessi alla rete (oggi sono 11,4 miliardi), i dati che transiteranno nei data center saranno 13 Zbytes (1 zbyte è equivalente a 10²² bytes, e oggi sono 3.3 zbytes), e già i dati disponibili sulla rete sono oggi 40 zbytes (Google riesce a leggerne solo l’1%). Questi dati impongono un cambiamento fondamentale di come si immagina e si concepisce il mondo, la politica, la società e l’economia.

Augurandoci che non si producano catastrofi planetarie generate dall’ottusità umana - ad esempio, attacchi devastanti di tipo atomico, batteriologico, o peggio cibernetico o climatico - le attuali politiche di difesa, sicurezza, organizzazione sociale e dell’economia, risultano assolutamente aliene rispetto alla realtà che si sta dipanando sotto i nostri occhi. Solo le prime riuscirebbero a imprigionare ampie aree del mondo in un nuovo Medioevo. Per queste ragioni, lo sviluppo veloce e sostanziale di un nuovo “concetto strategico” s’impone in modo particolare per la politica estera e di sicurezza dell’Unione europea.

La neo nominata Federica Mogherini, Alto Commissario per la politica estera dell’Ue e Vice Presidente della Commissione europea, ha come priorità massima di produrre un tale “concetto strategico”. Questo ben prima di qualsiasi aggiustamento funzionale del suo ruolo all’interno dell’amministrazione europea. Lei stessa ha detto dopo la designazione che si tratta di “un compito immane”. Questa coscienza dell’imponenza e dell’urgenza del compito cui è chiamata richiede che ella riesca a evitare di essere travolta dagli amministratori conservatori - già la nomina di un veterano della Commissione, Stefano Manservisi, come suo capo di gabinetto solleva non pochi dubbi - invece chiedendo sostegno sostanziale all’esterno delle strutture europee per generare un progetto strategico credibile e sostenibile.

A tal proposito potrebbe esserle di sostegno un forum interdisciplinare che coinvolga europei, americani ma soprattutto i Brics, cioè quelli che una volta erano i paesi in via di sviluppo (e che ignominiosamente l’Europa chiama ancora “paesi terzi” raggruppati in un acronimo mostruoso e insignificante: Acp).

L’Europa pesa ancora per il 19% del Pil mondiale, ben più della Cina o dell’insieme dei Brics. Ma il tempo stringe. Le prospettive economiche elaborate da Citi Group nel 2011 mostrano (grafici qui sotto) che il mondo non sarà più lo stesso.

 



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COMMENTI
28/09/2014 - commento (francesco taddei)

penso che i paesi europei non potranno avere obiettivi comuni finché i paesi non si rispettino tra loro. cioè tenere in considerazione gli interessi di tutti, non solo quelli del più forte. poi c'è da dire che un esercito europeo (grazie a dio) non ci sarà, perché paesi come la germania non ci stanno a farsi comandare dagli anglofrancesi (gli unici che dicono sempre e solo si ad ogni smembramento degli stati nazionali sono gli italiani, presidente in primis). meglio crescere nella nato che annullarsi in un superstato.