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SPY FINANZA/ Grecia, il "test" che mostra il fallimento della Troika

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A inizio settimana il governo ellenico ha confermato che lancerà entro fine anno un bond a sette anni, un test per verificare il ritorno della fiducia dei mercati nei confronti di Atene sulla parte più lunga della curva obbligazionaria sovrana. E tanto per imbellettare ancora un po’ il teatrino, Angela Merkel si è detta «molto lieta» che vi siano segnali positivi in Grecia, ammettendo che i greci attraversano «tempi duri», ma anche che «si vedono i primi risultati e che la Germania farà di tutto per aiutarli». E già quest’ultima frase dovrebbe far tremare le vene ai polsi dei cittadini ellenici ma tant’è: finita la doverosa cronaca dei deliri lisergico-economici di Samaras, veniamo ai dati di fatto.

Eh sì, perché i mercati sono talmente confidenti della ripresa greca che la scorsa settimana i costi di finanziamento per il debito ellenico sono volati alle stelle, sui timori sia dell’incertezza politica che proprio della credibilità del budget per il prossimo anno, a detta di molti analisti e investitori destinato a essere bocciato dalla troika soprattutto per quanto riguarda l’introduzione di una sorta di flat tax al 20% per attrarre capitali e investimenti esteri. Il rendimento del bond a 10 anni proprio mercoledì scorso, mentre Samaras delirava a Berlino, ha toccato quota 6,284%, il livello più alto dal 13 agosto, per scendere giovedì a 6,123%: tutto questo a fronte di un guadagno lo scorso anno del 44% stando a calcoli di Bank of America-Merrill Lynch, risultato che portò la carta ellenica a essere tra i migliori asset per performance sul mercato. Per capirci, speculazione pura e semplice.

Inoltre, lo spread sul credit default swap greco a 5 anni ha continuato ad ampliarsi, segnale chiaro di poca fiducia nelle condizioni creditizie del Paese: sempre mercoledì scorso quel gap era di 15 punti base, pari al 3,2%, un dato che stando al tracking di Markit ha reso il cds greco il performer sovrano più debole in assoluto.

C’è poi la politica a preoccupare, visto che sempre più investitori temono che non si troverà l’accordo per eleggere un nuovo Presidente che succeda a Karolos Papoulias il prossimo marzo, innescando come naturale conseguenza l’indizione delle ennesime elezioni anticipate con relativa caduta del Governo in carica e delle sue politiche economiche. A quel punto - e sempre che una bocciatura del budget non arrivi già entro ottobre - la troika avrà parecchio da ridire riguardo la possibilità di uscire in anticipo rispetto alla scadenza del 2016 dal programma di assistenza, ulteriore potenziale dinamo di una reazione dei mercati.

Per Marc Ostwald, strategist alla Adm Investor Services, «è sempre presente sullo scenario greco la possibilità che, in caso di elezioni anticipate, sia l’estrema sinistra di Syriza ad aver la meglio, un partito il cui programma economico e il rapporto con l’Europa diverge e di molto con le aspettative dei mercati. Syriza da sempre dice che non crede alle politiche di austerity, non crede a nessuna delle misure finora poste in essere dai governi che si sono succeduti dall’inizio della crisi e certamente non darà seguito alle misure di riforma che la troika continua ad imporre al Paese attraverso il ricatto del blocco delle tranche di aiuti».

Non a caso, uno dei motivi della tensione innescatasi mercoledì scorso è stato proprio il taglio delle previsioni del surplus nel budget del prossimo anno, ben al di sotto dei livelli concordati con la troika: stando a quanto riportato dal quotidiano Ekathimerini, il surplus di budget per l’anno prossimo è stato portato a 1,3 miliardi di euro. In base alle indiscrezioni uscite riguardo la bozza di budget, il surplus per l’anno prossimo sarebbe pari al 2,3% del Pil, comunque sotto l’obiettivo del 3% concordato con i creditori internazionali e, come anticipato, vi sarebbero contenute le proposte di abbassamento generalizzato delle tasse, altra ricetta in controtendenza con le indicazioni della troika.


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COMMENTI
29/09/2014 - Grecia (delfini paolo)

Il bello è che sinistra, liberali ed eurofanatici vari parlano della Grecia in termini di "successo " delle politiche della troika.