BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ Sapelli: la Bce ha fallito e l'Europa è senza via d'uscita

Pubblicazione:mercoledì 3 settembre 2014

L'Eurotower di Francoforte, sede della Bce (Infophoto) L'Eurotower di Francoforte, sede della Bce (Infophoto)

Su tutto ciò aleggia il dramma del crollo delle spese per la difesa, che coinvolge tutta l’Europa perché anche qui l’austerity ha provocato danni che potrebbero minacciare le vite degli stessi europei. Gli strateghi del califfato che tagliano la testa agli occidentali non sono al Polo Nord, ma a 50 km da Pantelleria, a 200 da Malta, ai confini della Turchia. Insomma, sono dietro l’angolo. Forse anche dietro l’angolo di casa nostra.

Abbandonare l’ordoliberalismus è un dovere, quindi, non solo verso la deflazione e la disoccupazione, ma anche nei confronti delle vite stesse degli occidentali, che sono sempre più in pericolo. Si dovrebbe conoscere la storia, si dovrebbero rileggere i discorsi di Winston Churchill, che sferzava un’aristocrazia inglese che voleva venire a patti con la Germania nazista. Da grande statista, giunse addirittura a fare abdicare un re, a travolgere il pacifismo dei laburisti, a suscitare l’energia creatrice di un’isola che era consapevole di dover continuare a governare il mondo, difendendo l’Occidente. Se avesse ascoltato il Cancelliere dello scacchiere, questi gli avrebbe detto che l’equilibrio dei conti non consentiva queste alzate d’ingegno. Lo cacciò sdegnosamente in un angolo.

Si ricerchino certo tutte le alleanze possibili, ma si ricordi che solo smontando dall’interno le regole dell’austerità è possibile non assistere al  crollo dell’Europa. Politicamente, sottolineo, non economicamente… Occorre un grande dibattito che rifondi l’ Europa come idea e come prassi non più ordoliberista. Le possibilità ci sono tutte, perché la preoccupazione sale in tutti i raggruppamenti politici europei, solo la Commissione è immobile, anzi la nomina del polacco peggiora la situazione, ma questo deve indurci a far presto. Naturalmente anche lavorando per eliminare gli sprechi, le rendite parassitarie, il clientelismo, i mille corporativismi, si può rimettere in moto la macchina della crescita, in Italia e in Europa.

Ma per farlo occorre cambiare musica, il che vuol dire che occorre cambiare i trombettieri. Così non si salverà soltanto l’Europa, ma si porranno anche le basi per salvare l’Occidente.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  

COMMENTI
03/09/2014 - Flat tax unica soluzione (Carlo Cerofolini)

Oramai molti si sono resi conto e affermano che per uscire dalla recessione, in progress e senza speranza, in cui è precipitata, l’Italia occorre in primis ridurre drasticamente la (op)pressione fiscale, in modo da liberare quasi di colpo circa quaranta miliardi. Cosa che si può fare solo applicando subito una flat tax – che secondo il noto economista Usa Alvin Rabunshka - dovrebbe essere per noi intorno al 15% eguale per tutti, con esenzione fino a 20 mila euro e altro, in modo da mantenere la progressività. Operazione che – è dimostrato – non solo rilancerebbe alla grande l’economia, l’occupazione, la voglia di fare, produrre, arricchirsi e spendere ma farebbe pure aumentare le entrate dello Stato e quasi azzerare evasione ed elusione fiscale, ora non più convenienti. Questa è la cura, il problema però è che con le sinistre al potere, per quanto renzizzate, quanto sopra non sarà mai possibile da realizzare, in quanto il loro Dna le impone di alzare, non abbassare, sempre più le tasse, specie a carico dei benestanti, per poi redistribuire le risorse così drenate ai meno abbienti, che sono il loro elettorato di riferimento, in nome di una pretesa giustizia sociale che, tra l’altro – è bene sapere – per von Hayek il suo mitico perseguimento era il più serio ostacolo all’eliminazione della povertà. Povertà che non è il brodo di coltura del socialismo, bensì il suo effetto deliberatamente costruito, parola di M. Thatcher e come la storia insegna. Gli italiani riflettano!

 
03/09/2014 - economicamente parlando (antonio petrina)

La rubrica dei 2 economisti foglianti già ha affrontato economicamente ( non politicamente) la necessità e l'opportunità degli investimenti per uscire dalla depressione e dalla stagnazione italica, secondo il progetto di Maastricht ovvero della moneta unica, stante le finanze stabili. Ora, uno studio del 2012 del prof Giarda (il Foglio, 30/04/2012, Il dossier per il ministro Giarda sulla spending review degli altri), pubblicò il raffronto di tutte le revisioni di spesa necessarie nei paesi aderenti a maastricht e non al fine di ridurre i deficit, in primis l'Inghilterra con tagli draconiani al pubblico impiego! Tale ricetta viene proposta sotto la voce "riforme strutturali" all'Italia per farla crescere, dimenticando però che noi l'obiettivo del rientro dal deficit l'abbiamo già raggiunto con il governo Monti (della patrimoniale IMU) ed ora l'eurocrazia ce lo impone ancora per ridurre il debito italiano. Ma non funziona tale ricetta avendola confutata a suo tempo debito il nostro premio nobel dell'economia prof Modigliani: Sostenibilità e solvibilità del debito pubblico italiano, LA terza, 1998. Solo gli investimenti produttivi e mirati diretti ed indiretti della Pa fanno ridurre il debito pubblico italiano.