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FINANZA/ Sapelli: la Bce ha fallito e l'Europa è senza via d'uscita

A fronte degli ultimi dati sulla deflazione e la disoccupazione, GIULIO SAPELLI commenta l'attuale situazione di crisi europea: un crollo non solo economico, ma anche politico

L'Eurotower di Francoforte, sede della Bce (Infophoto) L'Eurotower di Francoforte, sede della Bce (Infophoto)

I sussurri diventano grida tra le mura dei palazzi dell’eurozona. È un susseguirsi di voci che non si fermano più e che non a caso coincidono con il cambio della guardia delle cuspidi eurocratiche: Juncker arriva e con lui i nuovi commissari, ancora avvolti nella maggior parte dell’incognito della corsa all’ultimo miglio. Bene per la  Mogherini, che farà meglio di quanto non si pensi e non potrà che onorare al meglio la presidenza italiana. Tragica invece la nomina del polacco Tusk alla presidenza del Consiglio: non parla né inglese né francese ed è sordo a ogni insegnamento economico che non sia quello del pallottoliere liberista. È un prezzo pagato all’ala revanscista non in economia ma in politica estera o meglio nella definizione confusa tra guerre non dichiarate e intelligence fittamente inserite nelle ciclicità della circolazione delle classi politiche: è uno schiaffo a Putin e alla sua politica di rivendicazione dell’orgoglio russo ferito. Le conseguenze saranno drammatiche sia in economia sia in politica estera.

Il disastro geostrategico europeo si sta avvicinando di gran lena, in primo luogo per la situazione economica. L’ Italia apre la via della deflazione che diverrà strutturale in tutta Europa, Germania compresa: assistiamo a una caduta dei prezzi da più di un anno. È vero che molti analisti, in primo luogo gli uffici studi delle banche, si ostinano a fare il verso alla Bce chiamando questo processo inflazione negativa, anche se ogni cittadino che sa quanto costa un litro di latte e deve programmare il rientro dalle vacanze, comprende ciò che sta dietro questo calo dei prezzi: la contrazione della produzione, per il calo dei profitti, e quindi dell’occupazione. Ed ecco la conferma. Giungono anche i dati sulla disoccupazione che sono sconvolgenti e proprio nelle nazioni che si danno in ripresa come la Spagna e la Grecia e il Portogallo.

Noi in Italia siamo in una crisi terribile: in luglio è tornata a essere, la disoccupazione, dopo il lieve calo di maggio, al 12,6%. Un dato terrificante, se lo mettiamo in relazione con il dato di novembre 2013, quando si era toccato il massimo storico con il 12,7%. Qualche dato significativo al proposito: non solo quindi la disoccupazione si mantiene stabile, ma cala soprattutto la componente maschile dell’occupazione mentre quella giovanile oscilla attorno al 43% con una stabilità impressionante. Va inoltre sottolineato che la disoccupazione colpisce soprattutto i lavoratori con contratto a tempo indeterminato e che, se spigoliamo tra i settori merceologici, vediamo che gli unici aumenti sono nel part-time e nei lavori stagionali, con il part-time in larga misura involontario.

Si aggrava quindi la qualità dell’occupazione, ossia vengono espulsi lavoratori anziani e altamente qualificati, non trovano lavoro i giovani altamente scolarizzati, aumentano i divari territoriali con alcune aree del Nord, che addirittura registrano un calo della disoccupazione, mentre nel Sud essa dilaga. 


COMMENTI
03/09/2014 - Flat tax unica soluzione (Carlo Cerofolini)

Oramai molti si sono resi conto e affermano che per uscire dalla recessione, in progress e senza speranza, in cui è precipitata, l’Italia occorre in primis ridurre drasticamente la (op)pressione fiscale, in modo da liberare quasi di colpo circa quaranta miliardi. Cosa che si può fare solo applicando subito una flat tax – che secondo il noto economista Usa Alvin Rabunshka - dovrebbe essere per noi intorno al 15% eguale per tutti, con esenzione fino a 20 mila euro e altro, in modo da mantenere la progressività. Operazione che – è dimostrato – non solo rilancerebbe alla grande l’economia, l’occupazione, la voglia di fare, produrre, arricchirsi e spendere ma farebbe pure aumentare le entrate dello Stato e quasi azzerare evasione ed elusione fiscale, ora non più convenienti. Questa è la cura, il problema però è che con le sinistre al potere, per quanto renzizzate, quanto sopra non sarà mai possibile da realizzare, in quanto il loro Dna le impone di alzare, non abbassare, sempre più le tasse, specie a carico dei benestanti, per poi redistribuire le risorse così drenate ai meno abbienti, che sono il loro elettorato di riferimento, in nome di una pretesa giustizia sociale che, tra l’altro – è bene sapere – per von Hayek il suo mitico perseguimento era il più serio ostacolo all’eliminazione della povertà. Povertà che non è il brodo di coltura del socialismo, bensì il suo effetto deliberatamente costruito, parola di M. Thatcher e come la storia insegna. Gli italiani riflettano!

 
03/09/2014 - economicamente parlando (antonio petrina)

La rubrica dei 2 economisti foglianti già ha affrontato economicamente ( non politicamente) la necessità e l'opportunità degli investimenti per uscire dalla depressione e dalla stagnazione italica, secondo il progetto di Maastricht ovvero della moneta unica, stante le finanze stabili. Ora, uno studio del 2012 del prof Giarda (il Foglio, 30/04/2012, Il dossier per il ministro Giarda sulla spending review degli altri), pubblicò il raffronto di tutte le revisioni di spesa necessarie nei paesi aderenti a maastricht e non al fine di ridurre i deficit, in primis l'Inghilterra con tagli draconiani al pubblico impiego! Tale ricetta viene proposta sotto la voce "riforme strutturali" all'Italia per farla crescere, dimenticando però che noi l'obiettivo del rientro dal deficit l'abbiamo già raggiunto con il governo Monti (della patrimoniale IMU) ed ora l'eurocrazia ce lo impone ancora per ridurre il debito italiano. Ma non funziona tale ricetta avendola confutata a suo tempo debito il nostro premio nobel dell'economia prof Modigliani: Sostenibilità e solvibilità del debito pubblico italiano, LA terza, 1998. Solo gli investimenti produttivi e mirati diretti ed indiretti della Pa fanno ridurre il debito pubblico italiano.