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SPY FINANZA/ Le sanzioni contro Putin? Sono la "Lehman" d'Europa

Pubblicazione:mercoledì 3 settembre 2014

Vladimir Putin a un summit europeo (Infophoto) Vladimir Putin a un summit europeo (Infophoto)

La stessa ETF Securities, in una nota, ammette che “la postura aggressiva della Russia sta crescendo, ponendo sempre in maggior discussione la sovranità stessa dell'Ucraina e di fatto imponendo all'Onu e al blocco occidentale di intervenire. E visto che oro e petrolio devono ancora reagire all'aumento di questi rischi, gli investitori stanno ricostruendo e reimpostando le strategie di hedging dei loro portafogli di investimento”. Certo, ad oggi la situazione pare relativamente calma: il prezzo dell'oro nelle ultime settimane ha ritracciato al ribasso da quota 1300 dollari l'oncia e addirittura i futures a scadenza dicembre 2014 sono prezzati attorno ai 1284 dollari l'oncia, mentre anche il prezzo del Brent ha visto allentarsi le pressioni, con l'approssimarsi al livello di resistenza dei 100 dollari al barile: c'è insomma da stare tranquilli e non drammatizzare?

Per la ETF Securities non troppo: “La Russia è il secondo produttore mondiale di petrolio dopo l'Arabia Saudita, con un peso del 13% sull'output globale e del 16% sulle esportazioni totali. Se Mosca dovesse bandire l'export petrolifero, è molto difficile che l'Arabia Saudita possa compensare in pieno questa mancanza con la sua produzione. Stando alle analisi della Energy Information Administration, ci sarebbe stato un surplus di 9mila barili al giorno durante il 2014 ma perdendo una porzione che conta come i 10,7 milioni di barili al giorno provenienti dalla Russia, l'impatto sui prezzi a nostro avviso potrebbe rivelarsi sostanziale”.

Ci sono poi altre due variabili a cui l'Ue dovrebbe prestare parecchia attenzione prima di dichiarare guerra aperta, ancorché solo diplomaticamente, a Mosca: la prima, riguarda il gas. Stando a un recente report di Ficth, infatti, l'Europa resterà pesantmente dipendente dal gas russo per almeno un'altra decade, “se non di più, a causa della mancanza di alternative reali”. Già oggi l'Europa compra un quarto del suo gas dalla Russia e gli analisti si attendono che il consumo crescerà di un terzo da qui al 2030 grazie anche alla ripresa economica dalla crisi e al cambio generazionale da carbone e nucleare verso la cosiddetta elettricità gas-fired. Per Fitch, sarà difficile per le nazioni europee assicurarsi fonti alternative nel medio termine, concretizzando quindi il rischio di “restare ostaggi dei fornitori dominanti come la Russia”: a cui noi, geniali, facciamo la guerra e imponiamo sanzioni.

Per l'agenzia di rating, “ogni tentativo di migliorare la sicurezza energetica dimimuendo la dipendenza europea dalla Russia richiederà o una significativa riduzione della domanda generale di gas oppure una grande crescita di offerta per fonti alternative, entrambi scenari che vediamo come molto improbabili”.


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