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SPILLO/ Così il contratto di Renzi può "bloccare" le assunzioni

Per GIANLUCA FEMMINIS, con il contratto unico, chi ha già un lavoro a tempo indeterminato sarà fortemente disincentivato a cambiare perché poi avrà minori garanzie di prima

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“Noi non cancelliamo solo l’articolo 18, cancelliamo tutte le forme di co.co.co., di precariato. Oggi esiste un diritto che è in mano a un giudice, se l’imprenditore deve fare a meno di alcune persone deve poterlo fare. Ma non è questo il punto, tutti stanno parlando solo di un pezzetto piccolo del mercato. È una battaglia ideologica della sinistra, e il sindacato che viene a farci lezioni, dopo essersi dimenticato di tutti, è l’unico a non avere l’articolo 18”. È l’affondo del premier Matteo Renzi che domenica sera ha parlato a Che tempo che fa, la trasmissione condotta da Fabio Fazio. Una proposta, quella di abolire i contratti precari, che però non è immune da rischi, come spiega Gianluca Femminis, professore di Economia politica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

 

La cancellazione dei contratti precari è vantaggiosa o è un autogol?

Per rispondere a questa domanda in modo esauriente occorrerebbe avere il quadro complessivo della riforma. Se il contratto unico è strutturato in modo che possa effettivamente funzionare, allora forse i contratti precari si possono abolire. Se invece il contratto a tutele crescenti non si dimostra adeguato, allora abolire i contratti precari è un autogol.

 

Nel momento in cui si trovassero costrette a scegliere tra il contratto a tutele crescenti e quello a tempo determinato, le aziende preferiranno ricorrere al lavoro in nero?

Anche in questo caso, molto dipenderà da come sarà strutturato il contratto unico. L’utilizzo del lavoro nero non è comunque così facile, soprattutto in alcune realtà, in quanto ci sono controlli e una catena di rapporti cliente-fornitore che precludono o scoraggiano l’utilizzo del lavoro nero. Così avviene in qualsiasi Paese avanzato, e non vedo quindi quello del lavoro nero come un pericolo se non per le realtà marginali. Il vero rischio è piuttosto che le aziende decidano di non assumere.

 

Come faranno le aziende qualora avessero bisogno di forme di lavoro flessibili come il lavoro a chiamata o collaborazioni occasionali?

Questo è un problema serio e reale. Ci sono picchi produttivi e una stagionalità, e a fianco del contratto unico saranno necessarie delle forme che prevedano questa fattispecie. In generale però la direzione verso cui ci si sta muovendo con il contratto a tutele crescenti è un miglioramento significativo, pur non senza problemi.

 

Quali sono le principali criticità legate al contratto a tutele crescenti?