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SPY FINANZA/ I nuovi "allarmi" per Fed e Bce

Pubblicazione:martedì 30 settembre 2014

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Sapete qual è la novità? Che la Fed dovrà per forza far proseguire in qualche modo il proprio Qe e la Bce dovrà arrivare allo scontro con la Bundesbank per cominciare anch’essa ad acquistare, almeno per rimandare di qualche mese il disastro e la nuova crisi dell’euro, quella che porterà all’abbandono di alcune nazioni, Italia in testa. Partiamo dagli Usa e facciamolo con l’indicatore che da mesi vi dico essere fondamentale per capire il grado di esposizione alla leva della Borsa di New York, il margin debt, ovvero la somma delle quantità di denaro che le istituzioni finanziarie hanno prestato per acquistare titoli azionari al Nyse, avendo come garanzia i titoli stessi.

Questo indicatore ha ovviamente dei limiti, primo dei quali il fatti che ormai il grosso delle operazioni sul margine avviene nelle cosiddette “dark pools” non regolamentate, tra algoritmi e fondi speculativi, e il secondo il fatto che in questo contesto la gran parte del credito che si ottiene per operare arrivare dal cosiddetto sistema bancario ombra e dal mercato repo, non da operazioni di finanziamento “plain vanilla”. Detto questo, rimane un’ottima cartina di tornasole per capire il livello di indebitamento dell’investitore in caso di sell-off azionaria, ovvero un crollo dei corsi - e quindi del valore dei titoli - che potrebbe innescare le famigerate “margin calls”, ovvero gli obblighi di copertura delle posizioni assunte.

Bene, stando ai dati di agosto il margin debt è salito da 460 miliardi di dollari di luglio a 463 miliardi, non lontano dal picco di febbraio con i suoi 466 miliardi di dollari: ma a far paura, ora, è un altro dato, quello conseguente del cosiddetto “net worth”, ovvero il capitale libero non vincolato a margini, sceso a un nuovo minimo record di 183 miliardi di dollari, come ci mostra il grafico a fondo pagina. Perché questo è grave? Semplice, se il mercato dovesse subire una correzione netta e far scattare le margin calls, gli investitori non avrebbero cash sufficiente e dovrebbero vendere forzatamente titoli od ottenere finanziamento da altre fonti per coprire le loro posizioni, esacerbando quindi la possibilità di una sell-off sul mercato equity.

E il tonfo di giovedì scorso a New York ha fatto drizzare le antenne a parecchie persone alla Fed riguardo questo rischio reale, capace non a caso di far crollare tutte le Borse europee nelle ultime ore di contrattazione dopo l’apertura di Wall Street. Inoltre, con la fine del secondo trimestre, ora tutti gli occhi sono puntati sul dato relativo all’occupazione che verrà diffuso venerdì, un indicatore visto come fondamentale per capire le mosse della Fed, ovvero se l’occupazione sarà migliorata abbastanza da giustificare il “tapering” e la fine degli acquisti obbligazionari a ottobre.

Gli economisti si attendono un aumento di 215mila unità, dopo il deludente dato di agosto con solo 142 nuovi occupati, la prima lettura sotto quota 200mila da sette mesi a questa parte. I mercati sono quindi nervosi, tutti attendono il dato per capire se davvero Janet Yellen terrà fede alla promessa fatta e lancerà l’ultimo round di Qe in ottobre per poi togliere del tutto lo stimolo dal mercato a novembre, questione che è strettamente legata anche a un’altra variabile che non lascia tranquilli gli investitori, il timing del primo aumento dei tassi di interesse.

 


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