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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ I trader "giocano" al casinò e ci regalano un nuovo '29

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A quell'epoca, investitori retail intossicati dall'offerta di guadagni illimitati crearono un'enorme bolla di indebitamento, visto che bastava mettere in gioco solo una piccola parte di denaro proprio per aquistare titoli (si stima che il capitale reale e proprio di ogni investimento non andasse oltre il 20%, con l'80% garantito da soldi presi in prestito): come sia andata a finire nel 1929, penso lo sappiate tutti. D'altronde, il giochino è facile e decisamente allettante: mettiamo che per comprare 100 dollari di azioni xy vi basti mettere sul piatto solo 10 dollari, con il rimanente coperto dal margine. Se alla fine del giorno seguente l'investimento è salito del 10% grazie al mercato in rally e vale ora 110 dollari, quando si venderanno quei titoli il guadagno in termini assoluti sarà gli iniziali 10 dollari più altri 10 di profitto, un return del 100% in un solo giorno contro il potenziale, misero 10% se si avesse dovuto investire tutti i 100 dollari per comprare il controvalore in titoli della xy. Il problema è che i giochini semplici e redditizi hanno un effetto collaterale: si gonfiano a dismisura col tempo ma possono schiantarsi in pochi giorni, come ci insegna il caso Lehman Brothers. Se infatti il mercato comincia a scendere, si rischia che partano le fatidiche margin calls: usando l'esempio di prima dell'investimento da 100 dollari, se il controvalore di quelle azioni scendesse a 80 dollari, ci sarebbe la perdita totale dei 10 dollari di investimento monetario puro più altri 10 di debito che ora grava sul trader.

Ma se il nostro broker di riferimento alla fine del primo giorno chiama per far aumentare il margine sul conto, il secondo in caso di ulteriore calo e di taglio delle perdite da parte dell'investitore parte la margin call, ovvero il dover trovare denaro sufficiente per ripagare il debito: la cosiddetta, diabolica catena del collaterale. Oggi, con il livello di percezione del rischio ai minimi, poi, sono molte di più le azioni che possono essere acquistate sul margine, ingolosendo i fondi speculativi che corrono a indebitarsi per sfruttare il rally finché dura: basta guardare l'indicatore chiave del sentiment di mercato, il Chicago Board Options Volatility Index, più comunemente chiamato Vix, che la scorsa settimana ha chiuso a 12,05 punti, solo tre punti dal record assoluto di ribasso. Il grande casinò scommette che la festa proseguirà, la Fed non permetterà lo scoppio di bolle incontrollato.

Il problema, però, è sempre lo stesso: se nessuno esce prima dal gioco, al primo sentore di correzione dei corsi partono le sell-off selvagge, ma si sa che per riuscire a vendere qualcosa occorre che qualcuno voglia comprarla: e la porta d'uscita non è mai abbastanza larga per fare uscire tutti allo stesso momento, qualcuno resta con il cerino in mano. E quel qualcuno, sei anni fa, si chiamava Lehman Brothers, non esattamente una banda di investitori retail degli anni Venti.