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SPY FINANZA/ I trader "giocano" al casinò e ci regalano un nuovo '29

Pubblicazione:giovedì 4 settembre 2014

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E attenzione al timing e ai precedenti: dopo i volumi ridicoli dei mesi estivi in Borsa, a settembre i traders tornano in massa sui mercati e magari cominciano a rivedere le loro posizioni, non è un caso che tutti i crolli azionari più grandi - 1929, 1987, 2001 e 2008 - siano avvenuti in settembre e ottobre.

Prendiamo il caso del 1929, tutto cominciò con l'indice Dow Jones che toccò il suo picco massimo il 3 settembre, il 5 il mercato cominciò a scendere ma non ci furono crolli, né panico per tutto il mese e l'inizio di ottobre. Il 24 ottobre, il famoso "black Thursday", il mercato si schiantò, salvò poi recuperare con forza alla fine delle contrattazioni: quando il mercato riaprì il 28 ottobre, il cosiddetto "black Monday", le vendite furono più sostenute e non ci fu alcun recupero, creando il presupposti per il "black Tuesday" del giorno dopo, quando si verificò il peggior calo nella storia dei mercati azionari. Tutti volevano vendere ma non c'erano compratori, quindi i prezzi delle azioni andarono letteralmente al tappeto.

E oggi? Il Dow Jones ha toccato il suo massimo storico la scorsa settimana a 17.154 punti e lo stesso è accaduto per lo S&P 500, che ha sfondato la quota di 2000 punti per la prima volta: qualcuno comincerà a vendere? Se lo si fa, di solito avviene in ambiente di mercato assottigliato: in agosto il volume di trading medio della Borsa americana è stato di 5,3 miliardi al giorno, contro la media dei primi sette mesi dell'anno di 6,3 miliardi. Certo, ora che sappiamo che la Fed e le altre banche centrali operano direttamente sugli indici capiamo bene come sia possibile che il mercato tenga, visti anche gli enormi buybacks azionari delle grandi aziende, ma questo comporta un rischio: non accorgersi che qualcuno abbia già infilato la porta d'uscita dal casinò. E quando lo si farà, potrebbe essere una scoperta di massa: la miglior generatrice di sell-off. Speriamo non accada, ma con questi volumi di debito e con acquisti sui margini senza precedenti, basta davvero poco.

P.S. D'altronde, perché mai si dovrebbe pensar male e cedere al realismo in un mondo dove, forse per festeggiare il calo del suo indice manifatturiero da 53.9 a un 52.8 che non solo è sotto le aspettative ma mette non poco in dubbio la favola della Spagna che è ripartita, il Tesoro iberico lunedì ha collocato in un private placement 1 miliardo di bond a 50 anni, addirittura pagando un coupon del 4%. Attenzione, però: a comprare quel titolo, per la stessa natura privatistica del suo collocamento, sono quasi certamente stati volture ed hedge funds, i quali sanno benissimo che la Spagna non potrà mai ripagare quel debito e che quindi, magari fra due, tre anni quella carta raggiungerà la sua collega argentina nella categoria del "trading flat" e allora faranno valere i loro diritti legali, dando vita a un'altra conversione debito-per-equity, trasferendo altri miliardi di assets pubblici in mani private. Ma tranquilli, la Spagna è ripartita. Alla grande.



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