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FINANZA/ Italia, dal bazooka di Draghi alla "stangata" di Renzi

Pubblicazione:venerdì 5 settembre 2014 - Ultimo aggiornamento:venerdì 5 settembre 2014, 11.43

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

La stessa reciprocità riguarda le riforme. E’ vero che Italia e Francia debbono cambiare il mercato del lavoro (e sarà durissima in entrambi i paesi), ma è anche vero che la Germania deve liberalizzare i servizi e risanare un sistema bancario che ha tenuto fuori dal processo di unione bancaria. Sono le casse di risparmio e gli istituti di credito locale, tuttavia è molto probabile che i prossimi stress test riveleranno amare realtà anche nelle banche maggiori che dovranno finire nei prossimi anni sotto la vigilanza della Bce.

La questione bancaria è davvero centrale: da qui passa l’80% dell’intermediazione del risparmio in Europa e la stretta del credito frena la ripresa anche là dove potrebbe essere sostenuta. Una frenata provocata da bilanci appesantiti e con un capitale insufficiente, da crediti inesigibili per via della crisi o da titoli marci, residuo della vecchia ubriacatura finanziaria, ma anche nuovi di zecca, perché i derivati, come dimostra la Banca dei regolamenti internazionali, in questi anni sono addirittura aumentati.

La Bce sta varando un programma di sostegno alle banche che potrebbe contribuire a rafforzare la loro solidità patrimoniale e a ripulirle da titoli ad alto rischio, come ha spiegato Draghi. Gli esiti sono tutti da testare. Ma siamo ancora dentro l’orizzonte dei salvataggi bancari. Una riforma che renda le banche più solide e meno supermarket finanziari, resta da fare e forse non sarà mai realizzata. Quando si parla di riforme, dunque, è bene non discutere solo di pensioni o flessibilità nell’uso della forza lavoro, ma anche di cambiamenti altrettanto strategici che riguardano un sistema bancario in gran parte responsabile del collasso finanziario e della Grande Recessione. E sarebbe importante che lo ricordasse lo stesso Draghi, il quale ha guidato per anni il Financial stability forum e ha fatto delle riforme di struttura un pilastro tanto importante.

Le decisioni annunciate ieri e quelle che verranno prese il mese prossimo aiutano l’Italia? Sì se bloccano la deflazione (qui è già arrivata) e svalutano l’euro. Per le banche, bisogna capire quali titoli verranno comprati e in che misura, tutte notizie rinviate a ottobre. Ma la politica fiscale non avrà nessun sollievo. Anzi, Draghi ha detto chiaramente che la flessibilità è quella già prevista dai trattati, e il patto fiscale va rispettato perché è in ballo la fiducia. Matteo Renzi spera ancora di ottenere un rinvio per il fiscal compact allentando il corsetto del 3% nel rapporto deficit/pil che riduce ogni movimento e impedisce di presentare una legge finanziaria priva di stangate.

Dalle parole di Draghi non c’è da attendersi nessuno sconto. Chissà cosa si saranno detti nell’incontro agostano vicino a Città della Pieve? “La conversazione è strettamente riservata”, ha risposto il presidente della Bce a un giornalista che glielo ha chiesto.


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