BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

DOPO-DRAGHI/ Renzi ha un mese per fare come la Germania

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Chissà, forse il copione (difficile crederlo) è destinato a cambiare. Forse al Consiglio Europeo dell'8 ottobre Matteo Renzi non si presenterà con un lenzuolo sui mille giorni o centinaia di riforme epocali bensì con una legge di riforma del mercato del lavoro da rendere efficace nel giro di pochi mesi (già ci sono le deleghe votate in Parlamento) sulla falsariga della Germania. E con un provvedimento analogo si possono far decollare i tagli sul fisco che devono precedere, e non seguire i tagli di spesa. Tutto può darsi, con l'aiuto della Provvidenza.

Nel frattempo, aspettiamo la manna che può piovere dal tetto dell'Eurotower, più che dal cielo, ovvero  il  Quantitative Easing che aiuta ma non fa miracoli. Certo, in questi 17 mesi l'economia Usa ha ripreso a correre, come segnalano gli ultimi dati. La disoccupazione, pur tra non poche ombre (i salari innanzitutto)  volge verso il basso. E la fiducia delle famiglie risale. Ma Lawrence Summers che ha conteso alla Yellen la poltrona che fu di Bernanke, segnala che siamo entrati nell'era della secular stagnation.

 In sostanza, la pioggia di denaro piovuta sui mercati è servita ad evitare il tracollo. Ma la tenda a ossigeno prolungata nel tempo non serve a curare il malato, anzi serve solo a stabilizzare una malattia cronica intralciando la guarigione: il denaro a tasso zero, frutto della zecca piuttosto che di risparmi reali, non rimette in moto gli investimenti ma, al contrario,  favorisce i mercati finanziari rispetto all'economia reale. Se si guarda agli effetti del QE americano, si prende atto che la Borsa ha prodotto guadagni formidabili a vantaggio di un numero esiguo di super-ricchi, gli stessi che hanno approfittato della caduta dei prezzi immobiliari per fare ottimi affari. In compenso, la classe media sta assai peggio che nel 2007 ed il numero dei poveri è cresciuto. Colpa del QE? No, la Fed da sola non aveva alternative. Così come non ne avrà la Bce, "costretta" a impiegare buona parte delle sue energie per sostenere le banche nella speranza che queste ultime a loro volta girino un po' di quattrini ad imprese che per ora hanno ben poca di investire.

Per cambiar rotta occorre una svolta "forte" e dolorosa. L'Italia, per limitarci al nostro Paese, può cavarsela solo aumentando la sua competitività (infima). Per ottenere il risultato due sono le vie: salari più bassi oppure più investimenti per aumentare l'efficienza in un primo momento a scapito dell'occupazione. Meglio la seconda via purché, al post degli attuali ammortizzatori, arrivi una rete in grado di garantire un reddito minimo, magari a fronte di minijob o formazione (vera). Inutile illudersi che il bazooka di Draghi possa  bastare.     



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.