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DOPO-DRAGHI/ Renzi ha un mese per fare come la Germania

Pubblicazione:sabato 6 settembre 2014

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La staffetta tra le banche centrali, in qualche maniera già evocata a Jackson Hole, ha preso il via: la Bce ha lanciato il piano degli acquisti di Abs e di covered bonds, l'"antipasto" del Quantitative Easing: 500 miliardi o giù di lì di acquisti sui mercati. Meno di un QE, ma accontentiamoci. Anche Ben Bernanke, nel 2008, avviò la politica espansiva con un'operazione sui mortgages, i mutui immobiliari, che non sono poi così dissimili dagli Abs. Intanto, tra un mese, finirà dopo 17 mesi il QR 3 americano, il più lungo ed impegnativo della storia della finanza mondiale. I mercati già annusano il cambio di rotta scommettendo sul calo dell'euro ed il rialzo del dollaro, manovra complessa che, per giunta, avviene in un momento di tensioni incandescenti sul piano geopolitico.

E' in questa cornice che si inserisce il complesso gioco ad incastro delle diplomazie, sia quella dei cannoni che del denaro. La Nato che stenta a trovare i quattrini necessari per sviluppare una forza di contenimento militare all'altezza degli eventi è figlia delle difficoltà di bilancio dell'eurozona, votata all'austerità, ma anche della volontà isolazionista dell'opinione pubblica americana che non vuole più sacrificare quattrini e soldati per ricoprire il ruolo di gendarme dell'economia globale. Svanisce così l'illusione che la globalizzazione, innescando più commerci e flussi di denaro, avrebbe portato alla fine della storia. Al contrario, la storia si è riaffacciata minacciosa, cogliendo di sorpresa Paesi che invecchiano e stentano a finanziare il welfare maturato nei trenta anni gloriosi del dopoguerra. Paesi che crescono poco o non crescono affatto, in crisi strutturale di domanda e costretti, sul lato dell'offerta, a confrontarsi con nuovi competitors in arrivo dall'Asia o dall'America Latina.

Le banche centrali, ammonisce Mario Draghi, possono fare molto, ma non tutto. Possono, come lui ha promesso nel 2012,"fare tutto il possibile per salvare l'euro e, credetemi, sarà sufficiente". Possono guadagnare tempo, come lui è riuscito a fare nel corso degli ultimi due anni. Possono anche convincere i governi che "il rischio di fare è molto alto, ma il rischio di non fare è ben superiore". Possono, in generale, anestetizzare le situazioni di crisi più acuta a suon di interventi che hanno addomesticato le emergenze più drammatiche: minacce di uso delle bombe atomiche tattiche in Ucraina, black out totale della Libia e carneficine orrende in Medio Oriente. Tragedie della storia che, potenza del denaro abbondante, hanno provocato variazioni minime nelle borse o nei listini delle materie prime. Ma, ahimè, non possono indurre la politica ad un salto di qualità che pure la nuova situazione, il new normal scaturito dalla lunga crisi, impone. E' così negli Usa, ove la politica monetaria ha spesso compensato i vuoti del Parlamento, impegnato a sabotare le riforme di Obama. E' così nella vecchia Europa, condannata ad una cocciuta austerità ma anche alla difesa di rendite di posizione che non rendono più. 


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