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RIPRESA?/ Fortis: tre riforme che servono a Renzi per non andare a casa

Pubblicazione:domenica 7 settembre 2014

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

“Ci sono due Italie, quella degli ottimisti e quella dei pessimisti, quella di chi ci crede e di chi non ci crede. Insomma, di quelli che ci provano e dei gufi”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, parlando a Gussago all’inaugurazione della nuova sede delle Rubinetterie bresciane del Gruppo Bonomi. E ha aggiunto il capo del governo: “Nella macchina della pubblica amministrazione alcuni tagli vanno fatti, perché c'è troppo grasso che cola. Chi è che non ha fatto sacrifici finora è la macchina pubblica, dove non si è intervenuto nei centri di costo”. Ne abbiamo parlato con il professor Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison.

 

Professore, ritiene che i risultati del board della Bce abbiano aiutato Renzi?

Quanto è emerso dal board della Bce, e prima ancora la posizione presa da Draghi a Jackson Hole, è utile non solo a Renzi ma all’intera Eurozona. Si pone un accento particolare sulla crescita e sulle modalità di politica fiscale che potrebbero favorirla, tra l’altro con un esplicito riferimento al piano di Juncker per gli investimenti pubblici. Le recenti decisioni hanno dato maggiore tranquillità al mercato, nonché la certezza che comunque si vuole andare nella direzione di contrastare la deflazione e fare affluire più denaro all’economia reale. Dalla posizione innovativa della Bce vengono quindi vantaggi per tutti, e l’obiettivo non è più quello di tenere sotto controllo l’inflazione ma scongiurare la deflazione.

 

In Italia ora l’attenzione si sposta sulle riforme economiche. Quali ritiene che debbano essere le priorità di Renzi?

Ritengo chedebbano essere tre: un mercato del lavoro più flessibile sia in entrata sia in uscita; la giustizia, per garantire la certezza del diritto e un’accelerazione dei tempi dei processi; e la fiscalità, con la certezza di un quadro stabile per quanto riguarda la tassazione.

 

Che cosa ritiene che vada fatto per quanto riguarda la riforma del mercato del lavoro?

La riforma del mercato del lavoro ricorre costantemente nelle raccomandazioni della Commissione Europea, ed è ciò che si attendono i mercati anche come svolta simbolica. L’Italia ha bisogno di aggiungere anche un elemento simbolico alle riforme tracciate finora...

 

In che senso?


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