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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Scozia indipendente? L'eurozona rischia di saltare

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E anche se la Bank of England potrebbe intervenire in un primo momento per prevenire le conseguenze di breve termine peggiori, alla fine la decisione sull'unione valutaria sarà meramente politica e dovrà tenere conto di molte variabili. Così come prima di votare Sì occorrerà che i cittadini sappiano che una Scozia indipendente sarà obbligata a tagliare col machete i servizi pubblici, essendo la spesa pubblica pro-capite in Scozia molto più alta che nel resto del Regno Unito e il gap non potrà che divaricarsi, visto il tasso di invecchiamento della popolazione scozzese: "Colmare quel gap in caso di indipendenza potrebbe essere doloroso e comporterà sicuramente una significativa riduzione dei servizi pubblici erogati. Sul lungo periodo, la Scozia indipendente potrebbe essere obbligata a vivere con un settore pubblico molto più piccolo di quanto non avrebbe restando all'interno del Regno Unito".

E non solo Goldman la pensa così, anche gli analisti di Berenberg Bank, a detta dei quali l'indipendenza potrebbe colpire e in modo significativo gli investimenti corporate nel Paese: "Il grande argomento iniziale sarà un picco dell'incertezza, le aziende potrebbero rimandare gli investimenti e consumatori potrebbero abbassare di molto il volume delle loro spese in attese che le questioni sul tavolo, valuta in testa, si chiariscano. Questo potrebbe concretizzarsi in un serio colpo per l'economia scozzese. È impossibile stimare con precisione quale sarà l'impatto ma le recenti esperienze di elevata incertezza durante la crisi dell'area euro ci hanno suggerito effetti materiali davvero seri". Non a caso martedì, quando è emerso come il fronte del Sì stesse guadagnando consensi, la sterlina è calata sensibilmente e i titoli di Royal Bank of Scotland e Lloyds Banking Group sono andati al tappeto. 

2. E veniamo alla seconda criticità europea, ovvero il fatto che le aziende degli Stati cosiddetti "periferici" si stiano indebitando a livelli non sostenibili ancora una volta, tanto che stando a dati di Dealogic il cosiddetto "leverage loan borrowing" da inizio anno ad oggi è al livello più alto dal 2007. Nonostante, infatti, quanto preso in prestito da inizio anno − 43,7 miliardi di dollari − sia sostanzialmente minore a quanto ottenuto nel periodo equivalente del 2007, ben 76,2 miliardi di dollari, ci troviamo comunque di fronte a una cifra che è il 64% più alta dei prestiti ottenuti dalle aziende dei Paesi periferici nello stesso periodo dello scorso anno, un dato che in molti analisti sta facendo nascere preoccupazione riguardo la sostenibilità di un livello di leverage simile e destinato a salire ancora. 

In testa ai nuovi debitori ci sono le aziende con base in Irlanda, il Paese che per primo ha visto il boom&bust e l'arrivo della troika, segnale per qualcuno di rinnovato ottimismo nell'economia del Paese e per altri di ritorno alla propensione al rischio e al moral hazard: non a caso, infatti, la Grecia registra quota praticamente zero nella categoria dei "leverage loan", per la prima volta dopo vent'anni. Certo, è possibile che si tratti di una corsa al rifinanziamento prima che termini il periodo di tassi estremamente bassi e della propensione degli investitori a collocare in maniera diversificata le ampie somme di denaro a costo zero pompate dalle banche centrali, ma qualcosa scricchiola e, oltretutto, in uno dei settori più delicati e a rischio: quello bancario. 


COMMENTI
07/09/2014 - ormai questa è ossessione paranoica (marco pezzi)

mi spiace commentare cosi duramente, i Suoi articoli mi hanno affascinato per anni. Onestamente credo la sua sia ormai un'ossessione paranoica, perchè ha la tendenza perniciosa di riportare qualunque evento nel mondo solo con lo scopo di avvalorare la Sua personalissima tesi sulla fine del mondo economico-finanziario imminente. (imminente per Lei visto che sono anni che attendiamo fiduciosi l'avverarsi delle Sue profezie). A questo punto sorge spontaneo chiedersi se Lei, come molti altri fanatici del catastrofismo, lo faccia per motivi economici personali (è forse pesantemente short sui mercati finanziari e ci sta rimettendo una fortuna?) oppure semplicemente si è ossessionato su una idea che nonostante tutto non si sta avverando. Le ricordo, se non lo sapesse, che l'economia e così i mercati finanziari, sono fatti da persone e che queste sono irrazionali. Cercare di indovinare il futuro in questi ambiti è ovviamente impossibile. Cercare di prevedere il prossimo crollo (che ci sarà questo è garantito) è altresi impossibile. Insistere e continuare a vedere dietro ogni notizia il motivo per scappare e ficcare la testa sotto la sabbia per paura di rimetterci i fondelli è altrettanto inutile. Come dicono i grandi imprenditori (di successo) il pensiero pessimista e catastrofista è inutile e semplicemente troppo comodo...per una volta tanto costruisca qualcosa di utile anche Lei. Buona fortuna.

RISPOSTA:

Caro Pezzi, come vede io non mi limito a dare mie interpretazioni catastrofistiche ma cito fior fiore di analisti, dati a iosa e altrettanti grafici a supporto delle mie tesi. Certo, non ho la sfera di cristallo ma a differenza del 90% dei giornalisti economici ho detto in tempi non sospetti che la ripresa in Europa era una balla, che l'America ha salvato solo Wall Street con il QE e che il Giappone non ha ottenuto mezzo risultato utile dall'Abenomics: lei crede al miracolo spagnolo o portoghese, faccia pure, contento lei contenti tutti, io mi baso sui dati, lei sull'ottimismo gramsciano dell'imprenditore che vede tutto rosa. Una cosa però non accetto delle sue critiche, tutte legittime: che lei possa anche solo adombrare un mio interesse economico personale nel mio lavoro, è l'accusa più infamante per la moralità e la deontologia di un giornalista (oltretutto, sapesse quanto guadagno capirebbe da solo che non potrei comprare nmmeno delle Canistracci Oil di pozzettiana memoria). Quindi, lo dico a lei ma vale per tutti: critiche quante volete, anche durissime ma al prossimo adombrare conflitti d'interesse scattano le querele. Il nome che c'è in testa ai miei articoli rappresenta la mia parola e la mia onorabilità di giornalista e di uomo e non consento a nessuno di metterla in dubbio, nemmeno come battuta. Cordialmente MB