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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Goldman Sachs e le bugie dell'Europa

Lloyd Blankfein, Ceo di Goldman Sachs (Infophoto)Lloyd Blankfein, Ceo di Goldman Sachs (Infophoto)

Era il 14 gennaio di quest'anno quando Goldman Sachs emetteva una nota in cui consigliava vivamente l'acquisto di titoli Banco Espirito Santo (BES), tanto da mantenerli nella sua lista "buy" fino al... default. Il 23 luglio, poi, dopo che il titolo si era schiantato, conobbe una piccola ripresa: Goldman, insieme a due hedge fund, aveva comprato titoli BES, controllando poco meno del 3% dell'equity. Perché lo fece, visto che il destino della banca era noto a tutti ormai? Occorre tornare indietro al mese di maggio di quest'anno, quando Goldman Sachs creò in Lussemburgo, su richiesta dell'istituto portoghese, un veicolo finanziario speciale, Oak Finance Luxemburg SA, attraverso il quale Banco Espirito Santo ottenne, due mesi dopo, 835 milioni di dollari, cifra ragguardevole per un periodo in cui era praticamente impossibile per una banca nei guai ottenere prestiti direttamente dai mercati di capitale: insomma, Goldman aiutò BES a finanziarsi attraverso un veicoli off-balance-sheet, fuori bilancio.

I regolatori lusitani, nel frattempo, dormivano e si cullavano col sogno che il loro Paese fosse uscito dai guai e in piena ripresa. Il 3 di luglio dunque, quando l'istituto era in piena emorraggia di cash ed era chiuso fuori dal mercato obbligazionario, arrivarono i famosi 835 milioni di dollari, i quali però essendo frutto di uno special-purposes-vehicle, ovvero un veicolo finanziario con finalità speciali, erano vincolati nel loro utilizzo in parte per un progetto ben preciso, ovvero un finanziamento alla Wison Engineering per il PDVSA Deep Conversion Project: di cosa si trattava? Un qualcosa di quantomeno inusuale per una banca sull'orlo del fallimento: parte del denaro ottenuto doveva servire a finanziare il progetto di costruzione di una raffineria da parte di un'azienda cinese economicamente nei guai per conto dell'azienda petrolifera di Stato portoghese, la quale era uno dei maggiori creditori proprio di Banco Espirito Santo.

Insomma, un mese prima di essere salvata dalla Banca centrale portoghese, BES si lanciava in un'avventura in Venezuela per salvare un costruttore cinese nei guai: i regolatori lusitani, ancora una volta, dormivano il sonno dei giusti. Ancora più strano è il fatto che l'azienda di Stato venezuelana avesse garantito l'appalto, guarda caso da 834 milioni di dollari, alla Wison Engineering Services nel settembre del 2013, esattamente due giorni dopo che la polizia cinese aveva arrestato l'azionista di riferimento della Wison stessa, Hua Bangsong, per corruzione: poco importa, occorreva costruire la raffineria a Puerto la Cruz, anche se stranamente quello firmato era uno dei contratti più ad alto importo mai firmati in America Latina e uno dei rarissimi appalti internazionali vinti dalla Wison.


COMMENTI
08/09/2014 - Tributo a Bottarelli (Giuseppe Crippa)

Anch’io seguo Mauro Bottarelli da tempo (dal 2008 per la precisione) e non mi annoio (quasi) mai, anzi trovo molto stimolanti le sue riflessioni, sempre introdotte e/o concluse dai “mantra catastrofisti” che sono divenuti il suo marchio di fabbrica e che vanno ovviamente interpretati e non presi ingenuamente alla lettera. Mi piacerebbe vederlo più reattivo coi suoi lettori (un po’ alla Mauro Leonardi su queste stesse pagine): allora ci divertiremmo ancor di più.