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FINANZA/ Rufini (Cisl): nuove banche e Testo unico, chi tutela i promotori finanziari?

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L’emendamento sulla consulenza inserito nel DL Competitività è stato ritirato. E’ venuta meno una soluzione normativa auspicata e sostenuta da tempo anche dal sindacato che – seppur da migliorare per ridurre ed eliminare i possibili conflitti di interesse e di rappresentanza, garantire la tutela dei risparmiatori e di tutti gli attori in campo – avrebbe colmato un ritardo ed un lungo vuoto legislativo non più giustificabile per il mondo della promozione e della consulenza finanziaria in Italia.

Promotori finanziari, consulenti fee only, bancari. Il rapporto di lavoro e la struttura contrattuale, oggi, vede l’agenzia, il mandato o la dipendenza. Bisogna fare un po' di chiarezza sulle posizioni dei lavoratori autonomi e dei lavoratori bancari con rapporto di dipendenza, perché è nella doppia veste che ci si può accostare alla professione. Possono coesistere all’interno del settore diverse forme e tipologie di lavoro. Questo potrebbe essere un punto di forza se non si diventasse invece in un limite, dal momento che, per esempio, l’assenza di un contratto ad hoc per i promotori si traduce in mancanza di tutele, diritti e opportunità. Occorre dotare questi professionisti di omogenee e fondamentali tutele di base e strumenti partecipativi (sulle politiche retributive, la previdenza, il welfare, la formazione, azionariato etc.) al di là della condizione contrattuale di dipendenti e/o autonomi.  

A differenza dei dipendenti bancari, non esiste un contratto specifico per i promotori finanziari. Nessuna organizzazione rappresentativa ha mai siglato un contratto collettivo del comparto agenziale. Occorre pertanto individuare e lavorare a forme di collaborazione con le aziende puntando per esempio sulla bilateralità. Peccato che le aziende siano spesso miopi e continuino a sostenere che il promotore finanziario è un imprenditore individuale, che come tale affronta il rischio d’impresa, e può andare incontro al fallimento. Una posizione chiara, ma fin troppo dogmatica proprio perché la platea sta cambiando con l’ingresso massiccio dei bancari. I grandi numeri nascondono anche una sorta di ricorso all’autoccupazione come risposta alla mancanza di alternative al lavoro che cambia e che non c’è. Ciò rende oggettivamente difficile l’identificazione piena del promotore con l’imprenditore, oggi questa professione non è sempre una libera scelta: di qui nasce l’esigenza di un’iniziativa sindacale. 

La Felsa Cisl è impegnata ad avviare una fase di dialogo e di confronto per dare una stabilità ai tanti validi professionisti del settore. Oltre ai temi del welfare (in particolare la previdenza), le politiche retributive e la formazione, sulle possibilità di sviluppo della professione per puntare anche a un ricambio generazionale, pensiamo a forme di tirocinio e praticantato per i giovani e agli studi professionali, eliminando gli attuali ostacoli normativi. La legislazione europea lo permette e sarebbe una opportunità da cogliere lavorando insieme a rimuovere i vincoli esistenti.