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GEO-FINANZA/ La "dittatura" di euro e Fiscal compact che soffoca l’Europa

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Nel Parlamento europeo il gruppo socialista (S&D) è il secondo per voti e numero di seggi dopo i conservatori popolari (Ppe), ma, come ha notato un fine giornalista, non riesce a esprimere una leadership condivisa. Con l’eccezione degli Usa, dove il fenomeno della cultura religiosa cristiana nella politica è ancora molto vivo e trasversale, è in Europa che in circa trent’anni si è verificata la scomparsa del cristianesimo politico e l’ascesa di una laicizzazione di massa, a destra e a sinistra. Invece, il resto del mondo rilancia importanti pollinazioni tra attività politica e religiosa, sia identitaria che fanatica, come vediamo in Russia, Medio Oriente, Africa e Asia.

L’introduzione improvvisa e surrettizia della moneta unica ha creato il paradigma comunicativo che vuole convincere tutti dell’impossibilità di alternative possibili. In balia della crisi finanziaria asiatica del 1997, i ministri delle finanze europei, non si sa quanto in sintonia e in accordo con i rispettivi governi e parlamenti nazionali, hanno deciso l’introduzione immediata dell’euro a prescindere, e addirittura in contraddizione, con le previsioni giuridiche e politiche che il Trattato di Maastricht (1992) impone tuttora.

Infatti, il regolamento comunitario 1466/97 - un tipo di legislazione inferiore ai Trattati che non prevede la ratifica nazionale ma il semplice recepimento con la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale comunitaria - ha introdotto “per legge”, appellabile solo alla Corte europea di giustizia, i criteri di rigidità sul pareggio di bilancio (3%) e sul debito pubblico (60%). Questo in evidente contraddizione con le previsioni di flessibilità previste nei Trattati e ignorando totalmente la volontà politica che nei Trattati richiedeva “una crescita armoniosa”. Quindi, a oggi abbiamo l’euro che è una moneta diversa da quella che la volontà politica espressa nei Trattati e ratificata dai Parlamenti nazionali aveva voluto e ratificato (si veda il Saggio di Verità del prof. Giuseppe Guarino).

Nel caso italiano, la responsabilità è da imputare all’allora ministro del Tesoro, Carlo Azeglio Ciampi, e a Romano Prodi, che era presidente del Consiglio dei ministri e che, non a caso, tre anni dopo fu premiato con l’incarico di presidente della Commissione europea. Nel silenzio della politica e della popolazione - che si è rassegnata al destino della moneta unica che c’è - in Italia è stato proposto un timido e molto ragionevole referendum popolare che chiede di abrogare solo alcune delle previsioni più nefaste e dannose derivate dal regolamento 1466/97. Il motto del referendum è “Si all’euro dell’Europa unita, No al Fiscal Compact e alla stupida austerità”. Il silenzio dei media e della politica è assordante!

 

(1- continua)

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