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FINANZA E POLITICA/ Sapelli: 2015, il futuro dell'Italia è in Grecia

Pubblicazione:giovedì 1 gennaio 2015

Wolfgang Schaeuble (S) e Antonis Samaras (Infophoto) Wolfgang Schaeuble (S) e Antonis Samaras (Infophoto)

Ciò che è interessante, tuttavia, non è discettare sull'esito delle elezioni; infatti due cose sono certe: la vittoria di Syriza e l'impossibilità che essa avrà di formare un nuovo governo. Il che costringerà a una rinegoziazione del debito sub specie democratica in regime di emergenza. Questo se la Germania non si deciderà a scambiare condivisione di sovranità, e quindi di debito, con esistenza dell'euro. Nessuno vuole uscire dall'euro, ma l'unico modo per rimanervi è trattare e schedulare il debito. 

L'alternativa sarebbe l'occupazione militare del suolo greco, ma essa è impossibile. La soluzione sarà il congelamento della Grecia in un regime speciale di sorveglianza fiscale e finanziaria, com'è successo già diverse volte alla nazione greca, si ricorra o meno alle elezioni. Questo sarà possibile per ciò ch'io chiamo il paradigma greco. Paradigma analitico di cui mi sono convinto rileggendo il mio vecchio libro edito da Longam nel 1994 ("Southern Europe Since 1945: Tradition and Modernity in Portugal, Spain, Italy, Greece and Turkey"). Occorre riflettere sulla storia greca e sulla dinamica della macchina partitica che già il mio vecchio amico Keith R. Legg, in "Politics in Modern Greece", aveva magistralmente descritto ben prima di me, per comprendere ciò che succederà. 

Il paradigma è quello di una nazione a precocissima parlamentarizzazione e ad altrettanto precoce larghissimo suffragio che si crea dal basso con forti radici popolari e un'immensa eco culturale in tutto il mondo civilizzato dell'epoca Il popolo greco, contadini e intellettuali déraciné in primis, insorge contro i turchi nel 1821 e nel 1829 raggiunge l'autonomia dall'Impero ottomano per ottenere, dopo intestine lotte civili, l'indipendenza nel 1830. Certo, Francia, Regno Unito (a Londra si firmò la dichiarazione d'indipendenza, del resto) e Russia appoggiano questa lotta in funzione anti-ottomana, ma immediatamente il prezzo che la nazione paga è l'imposizione di un re bavarese, Ottone I. La lotta tra le opposte fazioni facilita questa sottomissione. Ottone rappresenta quel settore cosmopolita della società e della cultura greca: la sua plutocrazia oligarchica e diasporica. Ancora oggi gli armatori greci godono dalla clausola costituzionale - costituzionale si badi bene! - per cui essi non pagano tasse e possono legalmente battere bandiere straniere pur considerandosi cittadini greci.

Ecco il mio paradigma. Il paradigma greco è quello di una nazione spaccata in due. L'oligarchia dominante che da più di due secoli esercita il potere di fatto è diasporica: ossia in Grecia, paradossalmente, laddove (se si appartiene alle classi alte) si studia, ci si forma e si domina la nazione è l'estero e non ciò che in altri contesti culturali è "la Patria". Si governa da più di due secoli la nazione, in primis, dai centri del capitale finanziario internazionale, non da Atene o da Salonicco. Un tempo solo da Londra, oggi anche da New York. 

Giova ricordare che la più interessante, libera e colta rivista greca, indispensabile per studiare conoscere la Grecia, è edita a New York e il suo titolo è tutto un programma e un destino insieme: "Journal of Hellenic Diaspora", una rivista di cui non si può far a meno non solo per conoscere e seguire i problemi della Grecia, ma anche della regione turco-balcanica.


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COMMENTI
01/01/2015 - commento (francesco taddei)

il futuro dell' italia è già la grecia. per quel che riguarda emigrazione e baronie. l'unica soluzione è una società liberale, senza ordini professionali, con sindacati piccoli e tetti alla spesa pubblica e facilitazioni solo per chi investe. gettando a mare il marxismo una volta per tutte.