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FINANZA E POLITICA/ Sapelli: 2015, il futuro dell'Italia è in Grecia

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Wolfgang Schaeuble (S) e Antonis Samaras (Infophoto)  Wolfgang Schaeuble (S) e Antonis Samaras (Infophoto)

Non è difficile comprendere ciò che accadrà in Grecia il 25 gennaio, allorché si voterà per eleggere il nuovo Parlamento dopo i tre scrutini non conclusivi in merito all'elezione del Presidente della Repubblica, che si sono consumati in un lampo per la pervicace volontà del leader di Nuova Democrazia, Antonis Samaras, di portare il Paese alle elezioni anticipate e vincerle dopo aver imposto alla nazione un funzionario dell'Ue come Presidente, rassicurando così non tanto i fantomatici mercati, ma la Germania e la tecnocrazia europea sul fatto che nulla sarebbe mutato nel progetto di distruzione pressoché completa della società greca. Essa dovrebbe e potrebbe essere in tal modo consegnata (in ciò che di essa rimane) nelle mani del capitale finanziario internazionale che ne farebbe un'isola (sì!, il paradosso dell'isola delle tremila isole) per ricchi turisti e un'area di transito per le merci che dall'heartland passano per i Dardanelli e l'Egeo, pieno di petrolio e di gas. 

Mario Draghi in questi mesi ha ricevuto più e più volte Samaras, come ha più e più volte ricevuto il principale protagonista dell'opposizione a questo progetto: il leader di Syriza, ossia il buon Alexis Tsipras, che propone un programma in generale assai moderato e tutto "nazionale", ossia fondato non sul rifiuto dell'euro (così come dicono coloro che vogliono speculare sui ribassi da quasi panico e lucrare poi guadagni nei rialzi che ne seguono inevitabilmente nelle borse), ma su una schedulazione del debito, ossia una sua gestione condivisa che certamente non può provocare contagio alcuno per la sua piccolezza: 300 miliardi circa di euro sono una bazzecola rispetto alla potenza di fuoco dell'oligopolio finanziario mondiale e dei bilanci degli attori del citato oligopolio, oltreché dell'indimenticabile dispensatrice di sogni mediatici, ossia la Bce con il suo Presidente, fascinoso come un attor giovane settecentesco.

Non ci sono problemi reali di default europeo e se ce ne fossero per i greci sarebbe meglio di questa lenta agonia somministrata come brevi permanenze nei lager. Anche se l'arroganza di persone come il povero Wolfgang Schaeuble, le quali avvertono i greci che qualsivoglia sia la loro decisione di voto nulla cambierà rispetto ai dettati europei, ossia della Troika, è veramente da commiserare ed esprime in forma plastica e icastica che ciò che l'ordoliberalismus invera è la fine della democrazia e la sua trasformazione in un'oligarchia dei ricchi e dei potenti, ovvero una plutocrazia: quella forma di governo, insomma, tanto osteggiata dal grande Tocqueville, il quale, guarda caso, è uno dei pensatori meno citati di questi tempi. Con Schaeuble è quasi impossibile prendersela, ma con l'ordoliberalismus sì, e verrà il giorno in cui la miseria dei dioscuri della distruzione della società salterà agli occhi di tutti.


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COMMENTI
01/01/2015 - commento (francesco taddei)

il futuro dell' italia è già la grecia. per quel che riguarda emigrazione e baronie. l'unica soluzione è una società liberale, senza ordini professionali, con sindacati piccoli e tetti alla spesa pubblica e facilitazioni solo per chi investe. gettando a mare il marxismo una volta per tutte.