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SPY FINANZA/ La "profezia" del '66 sul nuovo ordine mondiale

Pubblicazione:giovedì 1 gennaio 2015

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Guardate ora quest'ultimo grafico a fondo pagina: ci mostra, plasticamente e più di mille parole, come le banche centrali abbiano di fatto supportato le Borse per l'intero 2014 attraverso interventi o anche soltanto dichiarazioni, capaci di invertire la tendenza rispetto a eventi macro che stavano portando verso una correzione dei corsi. Questa immagine è impressionante: ci mostra infatti l'andamento dell'indice Asci All Coutry World - che raggruppa equities sia a grande capitalizzazione, sia small cap non solo dei paesi sviluppati ma anche di quelli emergenti, insomma un tracciatore quasi impeccabile degli investimenti e della diversificazione - e lo fa in maniera spietata, dimostrando come a ogni calo nei corsi dovuto a fatti contingenti, corrispondesse sempre un aiutino da parte di Fed, Bce o Bank of Japan. 

Ora, guardando questa figura, mi è tornata in mente una frase che lessi in un libro molto tempo fa e mi sono venuti i brividi, perché sembra che tutto quanto contenuto in essa stia diventando realtà giorno dopo giorno. La frase è questa: «Le potenze del capitalismo finanziario avevano anche un obiettivo di lungo termine, niente meno che creare un sistema mondiale di controllo finanziario in mani private capace di dominare il sistema politico di ogni nazione e l'economia del mondo come un tutt'uno. Questo sistema doveva essere controllato con modalità feudale delle banche centrali del mondo agendo di concerto, attraverso accordi segreti sanciti in incontri frequenti e conferenze. L'apice di questo sistema era la Banca per i regolamenti internazionali a Basilea, in Svizzera, una banca privata di proprietà e sotto il controllo delle banche centrali mondiali, le quali sono esse stesse istituzioni private. Ogni banca centrale punta a dominare il suo governo attraverso la capacità di controllare i prestiti sui titoli di Stato, di manipolare le valute estere, di influenzare il livello di attività economica del Paese e di condizionare politici cooperativi e compiacenti attraverso ricompense economiche nel mondo del business». 

Impressionante, non vi pare? La realtà che stiamo vivendo, nel mondo come in Italia, tratteggiata in poche righe. La crisi finanziaria russa, quella greca riesplosa con il caos delle elezioni anticipate, la guerra intestina alla Bce, il crollo del prezzo del petrolio, il Giappone imploso, la Fed e la sua scelta di continua vaghezza sul possibile rialzo dei tassi, nonostante i dati macro dell'economia Usa - fabbricati a tavolino, come vi ho dimostrato recentemente - ci dicano che l'America è non solo ripartita ma addirittura in forma smagliante. 

Ma c'è qualcosa che vi impressionerà ancora di più, ovvero l'anno in cui queste parole sono state scritte. Questa descrizione di un nuovo ordine mondiale asservito al capitalismo finanziario, ovvero un mondo senza più sovranità nazionali ma solo economiche ed eterodirette, è stata estrapolata dal libro "Tragedia e speranza. Una storia del mondo nel nostro tempo" scritto da Carroll Quigley nel 1966. Avete letto bene, quasi cinquanta anni fa. 

 


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