BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ La "profezia" del '66 sul nuovo ordine mondiale

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Come abbiamo visto ieri, ci sono tanti focolai accesi: Russia, Grecia, Giappone, Cina e da poco il Brasile, con i suoi ultimi dati fiscali da incubo. Non solo ne Paese carioca si allontana la prospettiva di una ripresa economica, con una crescita del Pil stimato dello 0,19% per il 2014 e dello 0,77% nel 2015 e l'inflazione resta attorno al 6,5%, ma è dell'altro giorno la notizia che il surplus fiscale primario è crollato in territorio negativo a -0,18% del Pil, il peggior dato fiscale dal novembre del 1998, come ci mostra il primo grafico a fondo pagina. Di più, i deficit fiscale e di conto corrente ora stanno tracciando a un livello combinato del 9,9% del Pil, il peggior dato da settembre del 1999, mentre il debito governativo generale lordo è salito in ottobre al 63% del Pil rispetto al 56,7% del 2013 e al 53,4% del 2010. 

Insomma, l'altro esperimento keynesiano in atto, il ridicolo e propagandistico governo della signora Rousseff, sta mandando alla malora non solo i conti pubblici ma anche un Paese intero, troppo dipendente dalle commodities e che ora rischia di pagare un conto ancora più salato al crollo generalizzato dei prezzi dovuto alla fine del ciclo, alla recessione e agli eventi geopolitici. E attenzione, perché le crisi innescate o criticizzate dal crollo del prezzo del petrolio potrebbero essere soltanto il prodromo di qualcosa di peggiore per il 2015, ovvero la possibilità che vada a grippare il carry trade sul dollaro garantito finora dalla Fed, un grattacielo di guai da 9 triliardi di dollari. 

Cos'ha reso possibile infatti il boom dello shale oil Usa? La facilità e il basso costo con cui ci si indebitava in dollari grazie alla Fed, ma prendere a prestito biglietti verdi equivale a porsi short contro la valuta Usa, ovvero se il dollaro sale il tuo carico di debito diviene sempre più caro da finanziare su basi relative. Per questo penso che il collasso del pezzo del petrolio possa essere solo il proverbiale canarino nella miniera di carbone di qualcos'altro, ovvero proprio l'esplosione del carry trade legato al dollaro, come vi ho già detto un carico da 9 triliardi presi a prestiti e confluiti nel tempo in asset rischiosi. 

Ed ecco che le nazioni che vedono le loro economie troppo legate al ciclo delle commodities, piombano nei guai: Russia, Brasile ma anche lo shale oil statunitense, tutti sintomi di una realtà che vi ripeto da mesi e mesi, ovvero che la cosiddetta ripresa che ci hanno spacciato negli ultimi cinque anni era soltanto una truffa resa possibile dal denaro a pioggia e a costo zero della Fed, ma ora che il dollaro ha rotto il suo range di oscillazione al rialzo dopo anni, questi asset a rischio stanno per schiantarsi. E signori, 9 triliardi di dollari equivalgono alle economie di Germania e Giappone insieme e questa cifra è al lordo dell'uso della leva attraverso derivati che si possa essere fatto di quei soldi: avete idea di cosa significherebbe per il sistema finanziario globale? Altro che la bolla immobiliare dei subprime!

Sarà per questo che, come ci mostra il secondo grafico, le aspettative di crescita del Pil mondiale per il 2015 sono appena crollate drammaticamente, addirittura al livello più basso da quando vengono tracciate storicamente: dal consenso generale del 2013 che vedeva il dato di crescita al 3,40%, ora le aspettative per il 2015 sono al 2,72%, un 20% di calo nelle aspettative. Non male, in compenso come ci mostra il grafico, c'è qualcosa che non cala mai, ovvero i corsi azionari. Almeno per ora, perché mi pare che la musica stia rallentando e potrebbe fermarsi prima del previsto. 

 

 



  PAG. SUCC. >