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SPY FINANZA/ Il "Frankenstein" che ha distrutto i mercati

Pubblicazione:sabato 10 gennaio 2015

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Insomma, il mercato dell’alto rendimento sta inviando segnali di allarme rosso e questo è davvero grave, perché mentre i prodotti degli indici equity e le loro componenti sottostanti sono arbitrati in infinitamente piccoli incrementi - quindi, per esempio, l’S&P 500 Etf e le 500 componenti che tratta come suo portafoglio sono tenute in sincrono -, nei credit markets, date le differenze di liquidità, tecniche (i flussi) e di domanda, l’indice e le sue componenti sottostanti possono (e di fatto, lo fanno) tradare a parte, disgiunte.

Nel caso del mercato del credito ad alto rendimento, gli investitori oggi sono disposti a pagare oltre 30 punti base più di quanto è ritenuto equo per ottenere protezione e per garantirsi un po’ di liquidità e assicurare le proprie posizioni di investimento. Un livello di paura che, per ora, non è ancora prezzato in nessun’altro tipo di mercato. Ma temo, non ci vorrà molto tempo per vedere degli emuli e su più larga scala.

C’è poi il Giappone, un Frankenstein al cubo. Sapete infatti quali sono gli ultimi tre lasciti della ricetta di Krugman per spazzare via la deflazione? Eccoli. Il numero di cittadini giapponesi che devono far ricorso allo Stato sociale ha toccato un massimo record a ottobre, il sesto aumento mensile di fila: 3300 persone in più in stato di difficoltà in un mese, per un totale di 1,61 milioni, il numero più alto dal 1951. Inoltre, il numero di persone in stato di bisogno sopra i 65 anni è cresciuto in un mese di 2500 unità, salendo a un totale di 761mila, il 47% del totale. Secondo, il 51,1% dei cittadini giapponesi dice di stare peggio rispetto a un anno prima, il livello più alto dal dicembre 2011, stando a un sondaggio demoscopico fatto dalla stessa Bank of Japan. Perché questo? Il 71,1% motiva la risposta con l’aumento dei prezzi, dato confermato dall’Economic Conditions Diffusion Index sceso a -32,9, il livello più basso dal dicembre 2012, esattamente quando Shinzo Abe andò al potere.

Terzo, il numero di fallimenti di imprese legati al calo record dello yen è salito al record di 345 nel 2014 da 130 del 2013, stando a dati della Teikoku Databank e come conferma il primo grafico qui sotto: solo nel mese di dicembre sono fallite 44 imprese, il livello mensile più alto da quando si traccia il dato, ovvero dal gennaio 2013. Un vero successone keynesiano!

Insomma, sembra proprio che la società giapponese stia morendo grazie alle ricette del premio Nobel e al suo iper-monetarismo, ma il fatto è che la questione demografica è una realtà, non solo una polemica metafora, visto che in Giappone lo scorso anno il numero di morti ha superato quello delle nuove nascite con il maggior scarto di sempre, come ci mostra il secondo grafico, lasciando il governo con un altro problema da risolvere: i lavoratori, sempre in numero calante, riusciranno a mantenere in futuro un esercito di pensionati? Parliamo di 1,27 milioni di decessi a fronte di 1,001 nuove nascite nel 2014, stando a dati del ministero della Sanità e del Welfare, in base ai quali si stima che se il tasso di fertilità resterà a 1,4 com’è oggi, gli attuali 127 milioni di giapponesi scenderanno di un terzo nel 2060 e di due terzi nel 2110. E anche se il tasso salisse al 2,07 entro il 2030, ci vorrebbero oltre 50 anni per stabilizzarsi poco sotto quota 100 milioni.

Ora tocca alla Bce andare “all in” in modalità keynesiana e iper-monetarista: siamo certi che sarà un successone esattamente come per Usa e Giappone. Ma di questo parleremo lunedì. Si-può-fareeeeeeee!

 

 



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COMMENTI
10/01/2015 - I palliativi non risolvono la Crisi! (Silvano Rucci)

Sono pienamente d'accordo con quanto sopra scritto: Con i palliativi si è visto che non si ottengono risultati efficaci. Occorrono politiche espansionistiche robuste per uscire dalla crisi qui in Europa. John Maynard Keynes aveva ragione da vendere quando sosteneva “la necessità dell'intervento pubblico statale nell'economia con misure di politica di bilancio e monetaria, qualora una insufficiente domanda aggregata non riesca a garantire la piena occupazione nel sistema capitalista, in particolare nella fase di crisi del ciclo economico”. Auguriamoci che la Bce riesca a portarci fuori dal tunnel, essendo diversamente buio pesto!