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SPY FINANZA/ Il "Frankenstein" che ha distrutto i mercati

Pubblicazione:sabato 10 gennaio 2015

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Immagino che tutti voi abbiate visto “Frankenstein junior”, la parodia cinematografica del romanzo di Mary Shelley diretta nel 1974 da Mel Brooks, a tutt’oggi ritenuto il 28mo film più divertente di sempre dalla rivista “Total film”. Bene, il Qe3 della Fed mi ricorda molto quel film. Nella pellicola, infatti, è solo dopo che il mostro impazzisce che Gene Wilder scopre come Igor abbia preso un cervello anormale per ridare vita al corpo, lasciando trapelare l’insegnamento che anche gli esperimenti che nascono con le migliori intenzioni possono conoscere conseguenze impreviste. Esattamente quanto accaduto alla Fed, la quale ha creato un mostruoso mercato finanziario attraverso sei anni di continuo e sempre crescente stimolo modellato per incoraggiare la presa di rischio e la speculazione, questo nonostante la Banca centrale - esattamente come Gene Wilder - fosse sicura di avere gli strumenti necessari per controllarlo.

Sfortunatamente non è andata così e ora rischiamo che passi alla storia il concetto che il Qe3, esattamente come il cervello ab-normal, sia stato un fallimento pericoloso, soprattutto a causa della sua durata infinita. Ci sono infatti due ragioni distinte per le quali il Qe3 è stato materialmente differente e molto più azzardato verso i mercati finanziari dei primi due cicli: primo, è stato originato dopo azioni precedenti che avevano già cambiato il comportamento degli investitori e, secondo, il suo carattere di non finitezza temporale ha di fatto sconnesso i tipici meccanismo di scoperta del prezzo del mercato.

L’errata allocazione di risorse, infatti, si palesa quando il denaro diventa implicitamente gratis ed è il caso della scelta di portare a zero i tassi da parte della Fed: poi, quando la Federal Reserve ha deciso di dar vita al Qe1 e Qe2, questa certezza ha portato a un’alterazione del normale funzionamento del mercato e alla distorsione del meccanismo di prezzatura degli assets. Alla fine, quando fu introdotto il Qe3, il meccanismo di ricerca del prezzo fu completamente demolito, creando le condizioni per possibili tonfi sul mercato equity.

I primi due cicli di Quantitative easing hanno cambiato il comportamento degli investitori perché la Fed implicitamente offriva al mercato una sorta di opzione put perenne, suggerendo loro che ogni possibile insoddisfazione con il ritmo della ripresa sarebbe stata pareggiata da ulteriore azione da parte sua. Parlando in generale, gli investitori hanno visto sparire dal loro quadro valutativo il concetto di adeguata compensazione rispetto ai rischi che si prendevano e si sono lanciati nelle braccia del timore di perdere i profitti che un mercato mosso dagli stimoli della Fed poteva garantire. Così facendo, il Qe3 non ha fatto altro che far focalizzare con la massima intensità la miopia dei mercati equity verso il potenziale al rialzo dell’operazione, un errore enorme, al pari dell’aver preso il cervello sbagliato.

Le basi della finanza, infatti, insegnano che la valutazione degli asset implica di scontare i futuri cash flow ai valori attuali, quindi quando il programma di Qe3 è iniziato senza un arco temporale di durata prefissato, implicitamente il mercato ha accettato l’dea di tassi a zero per un’estensione temporale infinita. In parole povere, il tasso di sconto usato per valutare i cash flows futuri era preso come zero in perpetuità. Ma così non potrà essere, nonostante i continui rimandi della Fed e le sue minute del Fomc che sembrano improntate al concetto del bastone e la carota verso i mercati, pur di tenerli calmi.


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COMMENTI
10/01/2015 - I palliativi non risolvono la Crisi! (Silvano Rucci)

Sono pienamente d'accordo con quanto sopra scritto: Con i palliativi si è visto che non si ottengono risultati efficaci. Occorrono politiche espansionistiche robuste per uscire dalla crisi qui in Europa. John Maynard Keynes aveva ragione da vendere quando sosteneva “la necessità dell'intervento pubblico statale nell'economia con misure di politica di bilancio e monetaria, qualora una insufficiente domanda aggregata non riesca a garantire la piena occupazione nel sistema capitalista, in particolare nella fase di crisi del ciclo economico”. Auguriamoci che la Bce riesca a portarci fuori dal tunnel, essendo diversamente buio pesto!