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GEO-FINANZA/ Sapelli: la "guerra" giapponese che non possiamo più ignorare

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Akira Amari ha ereditato il seggio senatoriale del padre, di cui è stato tra gli anni Sessanta e Settanta (per otto anni) segretario. Uomo di grande coraggio e tempra (ha sconfitto un cancro ben temibile continuando la sua opera di servitore della classe dominante giapponese), egli interpreta pienamente l'intreccio tra modernità e tradizione che è tipico del Paese del Sol Levante. Non ha intaccato il protezionismo agrario che fonda la base di massa rurale liberal-democratica e nel contempo non ha riformato il cosiddetto mercato del lavoro che in pratica assicurava e assicura agli assunti circa venti anni or sono l'impiego a vita. Nel contempo, però, come ha spiegato mirabilmente Robert Katz recentemente su "Foreign Affairs", ha introdotto la legislazione che diffonde il lavoro precario e temporaneo con il risultato che il 35% degli occupati oggi in Giappone ha contratti a termine e con bassissimi salari, sconvolgendo quella macchina da guerra economica che era il Giappone sino alla fine degli anni Ottanta: una macchina fondata su altissima specializzazione e bassissima conflittualità sociale (dopo la distruzione manu militari dei sindacati negli anni Cinquanta, seguendo la tradizione del militarismo aggressivo del Giappone pre Seconda guerra mondiale).

A ciò si aggiunge - aggravata da questa politica del lavoro - una situazione demografica sconvolgente per il crollo del tasso di natalità che si aggiunge a una lunghezza della durata della vita tra le più alte al mondo, con le note conseguenze sui bilanci statale e dei fondi pensione. A ciò aggiungiamo ancora il modello Keiretsu che domina il potere economico giapponese con l'intricazione tra banche e grandi conglomerati assicurativi e produttivi con il dominio delle grandi famiglie prima ricordate: un sistema rigido e di fatto chiuso a ogni forma di competizione regolata o no che sia.

In questo l'Abenomics è un esempio interessante del nuovo pseudo ruolo anticiclico "che prende tempo" assunto dalle banche centrali - ruolo che ha i suoi effetti in ogni caso solo dopo qualche anno -, ma che in definitiva è assai trasformistico e irrisolto teoricamente. E come il trasformismo e e l'errata teoria è difficile trasformare una società economica sia in Occidente che in Oriente. E superare la deflazione secolare.

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COMMENTI
12/01/2015 - commento (francesco taddei)

moltissime analogie con i mali italiani. il primo ministro giapponese è stato incensato da tutti gli economisti italiani. nessuno però che ne riconosca il fallimento, neanche davanti all'evidenza.