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Economia e Finanza

IL CASO/ I tagli agli sprechi resi "inutili" da Renzi

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Il tema dell’inefficienza che si manifesta, da un lato, nelle perdite palesi d’esercizio economico-finanziario delle partecipate e, dall’altro, nelle perdite occulte finanziate attraverso contratti di servizio e trasferimenti in conto corrente e conto capitale, non soltanto compromette la qualità dei servizi prestati direttamente o indirettamente all’utenza pubblica dalle partecipate, ma diviene un costo oltremodo gravoso per le amministrazioni pubbliche in totale (da un’indagine condotta dall’Ufficio Studi di Confcommercio emerge che nel 2012 gli oneri ammontano a circa 22,3 miliardi di euro) e per i contribuenti. Nel 2012 le perdite lorde delle partecipate censite nella banca dati del ministero dell’Economia e delle Finanze sarebbero state di circa 1.200 milioni di euro, in quasi tutti i settori, ma particolarmente elevate per il trasporto pubblico locale.

Con la L. n. 147/2013 (Legge di stabilità 2014), il legislatore aveva impresso un nuovo deciso cambiamento nell’approccio con cui si intendeva affrontare le numerose criticità legale alla giungla della partecipate, invertendo la rotta dopo anni caratterizzati da un approccio asistematico di troppa legislazione rapsodica e d’emergenza. Finalmente la logica dei “tagli lineari” pareva essere stata superata da una crescente attenzione verso le tante realtà locali che nel corso degli anni hanno informato la loro attività ai princìpi di efficienza, efficacia ed economicità.

Tuttavia tale processo innovativo all’insegna del discernimento e della costruzione di un sistema di valutazione oggettiva delle performance delle partecipate, con un sistema premiale per gli enti virtuosi e di sanzioni per quelli inefficienti, inaugurato coraggiosamente, pare non avere avuto uno sviluppo altrettanto coerente e parimenti incisivo nelle misure inserite all’interno della L. n. 190/2014 - Legge di stabilità 2015.

All’art. 1 comma 611 si prevede, infatti, l’obbligo per le amministrazioni pubbliche di avviare la razionalizzazione delle società e delle partecipazioni societarie dirette e indirette, al fine di conseguirne la riduzione entro il 31 dicembre 2015. La norma dispone l’eliminazione delle società e delle partecipazioni societarie non essenziali al perseguimento dei fini istituzionali dell’ente partecipante, la soppressione delle società composte da soli amministratori o da un numero di amministratori superiore a quello dei dipendenti e, infine, l’eliminazione di partecipazioni in società che gestiscono servizi similari o analoghi, l’aggregazione di società di servizi pubblici locali a rilevanza economica e il contenimento dei costi di funzionamento delle strutture societarie.

Inoltre, agli organi di vertice delle amministrazioni è affidato l’onere di approvare, pubblicare su internet e trasmettere alla Corte dei Conti, entro il 31 marzo 2015, un piano operativo di razionalizzazione delle società e delle partecipazioni societarie dirette e indirette, le modalità e i tempi di attuazione, nonché l’esposizione dettagliata dei risparmi da realizzare. Infine, entro il 31 marzo 2016, l’ultimazione di tale percorso prevede la predisposizione di una relazione circa l’attuazione e sui risultati conseguiti dal piano operativo.