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IL CASO/ I tagli agli sprechi resi "inutili" da Renzi

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

La normativa introduce alcuni incentivi tendenti a favorire tale processo, con la conferma delle agevolazioni fiscali per le operazioni di alienazione e scioglimento, le procedure di mobilità per le società che si estinguono e, infine, l’esclusione dal Patto di stabilità dei proventi derivanti dalle dismissioni o quotazioni di aziende di servizi pubblici locali, a condizione che le entrate vengano utilizzate per gli investimenti.

Il basso profilo mantenuto dal legislatore è testimoniato dall’assenza di norme nella Legge di stabilità di natura sanzionatoria per le amministrazioni inadempienti, nonché di penalità retributive per i dirigenti delle stesse, in relazione a quanto previsto in ordine al piano operativo di razionalizzazione e alla successiva relazione di attuazione del medesimo e dalla mancanza per converso di adeguati meccanismi di premialità per le amministrazioni che si dimostrano virtuose.

In assenza di sistemi di controllo e sanzione sull’effettiva applicazione delle norme, l’efficacia delle stesse sarà direttamente proporzionale alla capacità di autodisciplina delle singole amministrazioni pubbliche interessate, scontando necessariamente un tasso variabile di aleatorietà circa l’applicazione delle norme stesse.

Quindi, dopo l’auspicata e positiva inversione di rotta nell’approccio al tema di riassetto delle partecipazioni pubbliche, il processo inizialmente avviato pare avere subito rebus sic stantibus una battuta d’arresto complessiva.

La ripresa dell’azione di riforma in questo settore non dovrà tardare nei prossimi mesi, sul presupposto che l’obiettivo politico primario non risiede appena nella mera attività di dismissione societaria, tantomeno quella indiscriminata. Atteso, infatti, che l’allarme principale che proviene dalla giungla delle partecipate deriva dalla consapevolezza che nell’anno 2012 circa un quarto delle società partecipate da amministrazioni locali ha registrato valori in perdita, ovvero con un Roe (Return on Equity, ossia l’indice che esprime in valori percentuali la redditività del capitale proprio) negativo rispetto al capitale investito, è opportuno che l’azione del Governo, in questo ambito, sia diretta piuttosto all’introduzione di strumenti di gestione strategica e organizzativa tali da consentire una verifica dell’economicità, efficienza ed efficacia della performance erogata dagli enti partecipati.

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