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SPILLO/ Così crolla un "dogma" dell'euro

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Buon anno a tutti. Buon anno anche in particolare ai lituani, che proprio dal primo gennaio sono entrati nell'euro e hanno iniziato a utilizzare la nuova moneta. Così anche il terzo Paese baltico, dopo Estonia e Lettonia, è entrato nell'Eurozona. E in tutto i paesi che hanno adottato l'euro passano a diciannove.

Certo, a loro inizialmente conviene. Com'è convenuto trovarsi nell'Unione europea, visto che il denaro che arriva in Lituania dall'Ue (1800 milioni di euro nel 2012) è oltre sei volte il contributo versato (290 milioni). Ma dato che stiamo parlando di un Paese con una popolazione di tre milioni di abitanti, tale convenienza è appena una goccia nel mare dell'Europa.

A loro inizialmente conviene entrare nell'euro, poiché invece che emigrare in Europa per guadagnare in euro (seppur poco) e spedire i soldi a casa (dove valgono molto) ora potranno lavorare a casa loro (sempre in euro, sempre per poco rispetto alla media della zona Euro) dove le imprese saranno sospinte a spostare la loro produzione. E saranno soprattutto le imprese tedesche ad avvantaggiarsi di questa situazione, poiché Germania e Russia sono i principali paesi destinatari delle esportazioni e mittenti delle importazioni in Lituania. Ma ora verso la Russia vi sono le sanzioni, per cui si può facilmente immaginare chi trarrà i maggiori vantaggi di questa situazione.

Inizialmente conviene, ma si tratta di una convenienza limitata nel tempo, cioè miopia. Come nel caso della Grecia, vi sarà inizialmente un afflusso di capitali e di forza lavoro sottopagata (rispetto alla media dell'Eurozona). Quindi maggiore crescita, sviluppo e facilità di credito. Ma prima o poi il credito dovrà tornare, e pure gravato dagli interessi. Perché l'altra faccia del credito si chiama debito, e il debito lituano, come accaduto a tutti i paesi europei e soprattutto a quelli periferici è destinato a salire. 

All'inizio, come con la Grecia, si dirà che non è importante, poiché l'economia cresce. Ma prima o poi l'economia rallenta e il debito rimane. E allora viene il collasso finanziario (fuga di capitali e investimenti, che cambiano destinazione con un click) e bancario. Il resto è una replica di cose che oggi abbiamo sotto gli occhi.

E c'è pure l'altra faccia della medaglia della crescita economica. Perché se le imprese tedesche delocalizzano in Lituania, cioè spostano la propria produzione laddove il lavoro costa meno, questo vuol dire che la Germania perderà posti di lavoro e questo porterà a una contrazione (seppur limitata) del mercato interno. Per quanto potrà essere un evento limitato, questo si situa in una situazione già gravemente compromessa. 


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