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CAOS GRECIA/ Il compromesso che salva euro e Atene

Pubblicazione:lunedì 12 gennaio 2015

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Oggi l’effetto contagio può arrivare in caso di mancato accordo tra Troika e governo greco sulla ristrutturazione del debito: è possibile che alla fine un accordo di compromesso si troverà mantenendo il debito così com’è, ma allungando i tempi per restituirlo e abbassando la media degli interessi che verrebbero agganciati all’inflazione o alla crescita. Senza accordo verrebbe meno il finanziamento della Bce, che non potrebbe più accettare bond in garanzia, le banche greche non avrebbero liquidità e la Grecia sarebbe costretta a stampare dracme uscendo dall’euro. A quel punto i paesi indebitati dell’area euro entrerebbero nel mirino della speculazione internazionale.

 

La Grecia è all’estremità est della fascia mediterranea e più debole dell’eurozona, al cui centro c’è l’Italia. Sono giustificati i paragoni fra i due paesi?

Sono due paesi con elevato debito (il primo e secondo rispettivamente dell’aerea euro), evasione e corruzione diffusi, ma la Grecia non ha un apparato produttivo, né la dimensione della terza economia dell’area euro. Atene ha solo due settori veramente importanti: turismo e flotta commerciale. L’Italia ha la seconda manifattura di Europa, brand globali, un settore finanziario di prima grandezza.



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