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Economia e Finanza

FINANZA/ Il "metodo Craxi" per tirare fuori Europa e Italia dai guai

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Occorre, però, andare oltre le analisi di Koo. La più grave balance sheets recession è quella delle finanze pubbliche - la crisi fiscale degli Stati. Da qualche giorno, il britannico, e liberale, Institute of Economic Affairs ha pubblicato una monografia (Research Monograph 68, 2014) di Jagadeesh Gokhale, un economista indiano distinto e distante dai problemi di bottega dell’eurozona, intitolato The Government Debt Iceberg il cui incipit è “L’Europa e gli Stati Uniti saranno presto alle prese con problemi mai immaginati sinora”.

Il debito federale americano è raddoppiato tra il 2000 e il 2012: resterà sul 100% del Pil sino al 2020 per poi aumentare man mano che i baby boomers vanno in pensione. In Europa è mediamente cresciuto dal 60% all’inizio del secolo all’85%, ma si avvia a una costante crescita, di cui Grecia, Italia, Spagna, Belgio e Portogallo sono unicamente le prime avvisaglie. La situazione europea, infatti, è, secondo Gokhale, ben peggiore di quella americana a ragione principalmente della demografia; la fiscal imbalance strutturale nell’Ue equivale, secondo i calcoli di Gokhale, a un’imposta indiretta sui consumi del 23,2%, che si aggiunge a quelle già in vigore (come l’Iva) - un freno permanente alla crescita e una spinta, di converso, alla deflazione.

Dato che è impossibile incidere in tempi brevi - 140 anni di politiche “nataliste” in Francia hanno avuto effetti molto limitati - i policy makers non hanno altra strada che quella di ridurre il debito sovrano se vogliono tentare di uscire dalla deflazione. È indubbiamente una strada più lineare, ma più dura, dello gingillarsi con la galassia degli acronimi delle misure monetarie “non convenzionali”. Alcuni economisti lo sostengono da anni; esistono programmi specifici che sono stati messi a confronto in sedi istituzionali. Adesso, la stessa Lucrezia Reichlin, a lungo alla guida del servizio studi Bce, ha ricordato, dalla colonne de IlCorriere della Sera, che il mondo sarebbe stato differente se nel dopoguerra gli alleati non avessero ridotto del 50% del debito tedesco e avessero invece insistito su “riparazioni” come nel 1919.

Si possono fare esempi più recenti: un quarto di secolo fa, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò all’unanimità un breve rapporto predisposto, per conto del Segretario Generale dell’Onu, dall’ex Presidente del Consiglio italiano Craxi; proponeva una serie di “insolvenze concordate” per uscire dalla trappola del debito dei paesi in via di sviluppo.

Sarebbe stato utile che, senza tanti cincischiamenti, Palazzo Chigi, la Farnesina e Via venti Settembre avessero puntato sulle premesse per una conferenza europea per risolvere il debito sovrano europeo- il vero nodo alla crescita. Invece d’andare a caccia di farfalle intonando coretti a cappella su una mai spiegata flessibilità.

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COMMENTI
12/01/2015 - Con piccoli uomini questo è il risultato (Carlo Cerofolini)

Con dei piccoli uomini non si possono compiere cose veramente grandi - come affermava John Stuart Mill - e questo spiega perché soprattutto l’Ue sia messa così male, oltre che da un punto divista economico pure da quello sociale e civile e come la situazione sia senza speranza e destinata a peggiorare rapidamente, a meno che l’imprevisto non ci salvi.