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SPY FINANZA/ Grecia, ecco chi "paga il conto" se vince Tsipras

Alexis Tsipras (Infophoto) Alexis Tsipras (Infophoto)

A cercare di mettere le cose in prospettiva ci ha pensato, guarda caso, Goldman Sachs, paragonando il Qe statunitense e della Bank of Japan con quello ancora in fieri della Bce. Il bilancio della Fed, infatti, è aumentato di circa 3,7 triliardi di dollari dal novembre 2008, quando la Banca centrale annunciò che avrebbe cominciato ad acquistare debito e Mbs, all’ottobre 2014, quando è terminato ufficialmente il Qe3. Gli acquisti cumulativi di securities governative a lungo termine sono ammontati a circa 2 triliardi di dollari, così ripartiti: 390 miliardi tra novembre 2008 e giugno 2010 (QE1), 700 miliardi tra novembre 2010 e giugno 2011 (QE2) e 810 miliardi tra settembre 2012 e ottobre 2014 (QE3), mentre nello stesso arco temporale le emissioni nette di bond e notes del Tesoro Usa sono state cumulativamente pari a 7,2 triliardi di dollari di controvalore (6,5 dei quali attraverso l’aumento di debito disponibile sul mercato) e le emissioni lorde di Treasuries con scadenza 2 anni o maggiore sono state pari a 12 triliardi di dollari.

Nel contempo, a partire dalla crisi finanziaria, la Fed ha assorbito cumulativamente il 28% delle emissioni nette di debito Usa e il 16% di quelle lorde, con un livello di acquisti medio di 24 miliardi al mese. In termini di andamento degli acquisti, il Qe2 è stato il più ampio, visto che in quell’arco temporale la Fed ha acquistato debito Usa per 100 miliardi di dollari al mese, l’equivalente di circa il 50% delle emissioni lorde e il 148% di quelle nette. Convertendo queste cifre in equivalenti bond decennali, l’aumento del portafoglio di obbligazioni del Tesoro della Fed è stato di 1,8 triliardi, mentre sempre in base a questo criterio le emissioni lorde sono state pari a 8,3 triliardi di dollari, circa il 20% del loro totale.

Se ora prendiamo il piano, ipotetico, di acquisti della Bce per 500 miliardi di euro della durata di un anno, troviamo che il piano avrebbe la medesima ampiezza di acquisti mensili del Qe3 della Fed, ma avrebbe anche un livello di acquisti mensili molto più ampio di quello americano medio dall’inizio della crisi. Inoltre, visto lo stock più piccolo e le minori emissioni nette e lorde di debito governativo nell’eurozona rispetto agli Usa, l’ampiezza del programma implicherebbe un assorbimento importante di securities governative, altrimenti disponibili per gli investitori del settore privato. Ora, lo stock di bonds governativi dell’area euro eligibili per l’acquisto della Bce è pari a 7 triliardi di euro, contro i 12 miliardi di dollari delle securities governative Usa e si stima che le emissioni nette di titoli governativi nel 2015 saranno attorno ai 90 miliardi di euro, mentre le emissioni lorde saranno attorno agli 800 miliardi di euro: alla luce di questi numeri, la Bce comprerebbe il 62% delle emissioni lorde di bonds a lungo termine di paesi dell’eurozona e più di cinque volte del valore delle emissioni lorde.

Ora, se gli acquisti saranno come sembra pro-quota in base al contributo di ogni Paese al capitale della Bce, l’Eurotower comprerà circa 130 miliardi di securities governative tedesche, circa 100 miliardi francesi, 90 italiane e 60 spagnole, relativamente pari al 90%, 60%, 43% e 45% delle rispettive emissioni lorde per quest’anno. Siamo a livelli giapponesi, visto che la rimozione di fornitura è molto simile a quella operata dalla Bank of Japan, la quale sta comprando approssimativamente il 50% delle emissioni lorde di titoli di Stato e il 90% circa di emissioni lorde di titoli decennali.