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SPY FINANZA/ Grecia, ecco chi "paga il conto" se vince Tsipras

Alexis Tsipras (Infophoto) Alexis Tsipras (Infophoto)

Ma chi pagherebbe più cara l’ipotesi di un default ellenico? Chi è il più grande detentore di debito greco? Ecco la domanda da 322 miliardi di euro, stando almeno ai dati del ministero delle Finanze per il terzo trimestre dello scorso anno. La maggior parte del debito ha cambiato mani dal salvataggio del 2010, da quello del 2012 e dalla ristrutturazione che ha coinvolto i creditori privati nello stesso anno: quest’ultima categoria attualmente detiene solo il 17% del totale, con il mercato secondario diventato sempre più assottigliato e quindi un default e il suo impatto sarebbero di fatto da assorbire da parte dei creditori ufficiali, i quali detengono il rimanente 83% di prestiti e bonds. Questi soggetti includono i governi dell’area euro per il 62%, il Fmi per il 10% attraverso la sua partecipazione ai due salvataggi e la Bce con l’8%, attraverso gli acquisti di obbligazioni nel 2010 attraverso il meccanismo Smp, mentre il rimanente 3% fa parte di accordi repo e assets detenuti dalla Banca centrale greca.

Chi pagherà quell’eventuale conto? Guardate il primo grafico a fondo pagina: l’ammontare nominale in ballo ci mostra la riluttanza tedesca verso ogni ipotesi di ristrutturazione, visto che la temeraria Berlino ha già avanzato una proposta di pace ad Alexis Tsipras aprendo a una dilatazione dei tempi di pagamento pur di evitare haircut, tanto per dimostrare che loro non temono un default di Atene. La prospettiva, però, cambia radicalmente quando l’esposizione al debito greco è espressa come percentuale del Pil nominale del 2013: in questa particolare classifica, infatti, la Germania scende al nono posto dei perdenti con un’esposizione pari al 2,2% del Prodotto interno lordo, la Francia è ottava anch’essa con il 2,2%, l’Italia è settima con il 2,5%, mentre in testa ci sono Portogallo con il 3,2% del Pil, Cipro con il 2,8% e la Slovenia con il 2,6%. Insomma, se la Grecia fa default sul suo debito, a pagare di più sono nazioni già nei guai e con economie di dimensioni molto ridotte.

Perché allora la Germania lancia già strali contro Syriza e queste nazioni tacciono? Forse perché devono salvare la faccia mostrandosi tranquille per una ragione molto semplice: con ogni probabilità, dovranno in tempi non troppo lunghi ristrutturare loro stesse il debito, negoziandone i termini con Ue e partner più forti. C’è però un altro piccolo dettaglio, ovvero che se la Grecia fa default e parte il contagio questo non va a toccare soltanto gli Stati ma anche le aziende e soprattutto le banche. E qual è l’istituto che andrebbe a perdere maggiormente da un’ipotesi di write-down del debito ellenico? Proprio quello che in queste ultime settimane ha scelto la linea del silenzio portoghese riguardo l’argomento: Deutsche Bank. Capito perché Berlino strepita?

Ma attenzione, perché nella tarda serata di giovedì a spazzare ogni dubbio ci ha pensato il membro del Consiglio direttivo della Bce, Benoit Coeure, a detta del quale «le elezioni greche non accelereranno il Qe, ma soprattutto nessuno sta lavorando a un’uscita della Grecia dall’euro in questo momento, perché l’Europa ha bisogno della Grecia e la Grecia dell’Europa». Ma, soprattutto, «il debito greco detenuto dalla Bce non è ristrutturabile e, anzi, è illegale ristrutturare le detenzioni di debito ellenico dell’Eurotower». Parole chiare, ma mi resta un dubbio: sarà anche illegale, ma se la Grecia decide per l’insolvenza e smette di pagare, cosa ci fa con la sua bella legalità il buon Coeure?