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CAOS GRECIA/ Fortis: la vera minaccia per l'euro è la Francia

Per MARCO FORTIS, il punto debole dell’Europa da un punto di vista economico non è la Grecia e nemmeno l’Italia bensì la Francia, la cui produzione industriale è caduta in modo preoccupante

François Hollande (Infophoto) François Hollande (Infophoto)

«Il vero punto debole dell’Europa da un punto di vista economico non è la Grecia e nemmeno l’Italia, bensì la Francia». Lo afferma il professor Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison, a meno di due settimane dal voto per il rinnovo del Parlamento di Atene previsto per il 25 gennaio. Le elezioni greche stanno suscitando incertezza sui mercati, in quanto a risultare favorito nei sondaggi è il partito Syriza di Alexei Tsipras. Il suo principale concorrente, il premier uscente Antonis Samaras di Nea Demokratia, ha presentato il suo programma economico che punta al rilancio degli investimenti esteri per creare 770mila posti di lavoro entro il 2021, e prevede inoltre una ristrutturazione soft del debito.

 

Quali conseguenze avranno per l’euro le elezioni greche?

Da un lato abbiamo ipotesi catastrofiche come l’assenza di una maggioranza che potrebbe provocare traumi formidabili all’Eurozona. Altri scenari prevedono che lo stesso Tsipras verrà a più miti consigli nel momento in cui si dovesse trovare a guidare il Paese. In questo senso oscilliamo tra due estremi.

 

Tra questi due estremi lei che cosa si aspetta?

È molto probabile che uno scenario completamente catastrofico non si verifichi, innanzitutto perché la situazione dell’Eurozona è molto diversa da quella del 2011. Abbiamo avuto una prima fase di interventi di Draghi che ha rassicurato i mercati, e le stesse misure che la Bce si predispone a mettere in campo vanno in questa direzione.

 

E quindi?

Quindi non c’è il rischio di un’accelerazione come quella che abbiamo vissuto nel 2010-2011. Anche se è vero che la complessità della situazione greca non facilita la stessa azione di Draghi, ma nel complesso oggi il clima è meno drammatico, perché si è posta una serie di paletti che in qualche misura ha tranquillizzato i mercati.

 

Anche Samaras di Nea Demokratia ha ipotizzato una ristrutturazione soft del debito. È inevitabile che le condizioni poste dalla Troika siano ridiscusse?

Ci sono tante regole che vengono ridiscusse in queste settimane. Il problema non riguarda soltanto la gestione del debito della Grecia, ci sono temi importanti all’orizzonte come la possibilità che l’Europa riconosca lo scorporo di una certa quota di investimenti dal deficit. Insomma, nonostante le lentezze c’è un cambiamento in atto.

 

La Grecia sarà esclusa da questo cambiamento?