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SPY FINANZA/ La "guerra" tedesca che può dividere l'Europa

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Ma attenzione, perché una formula simile potrebbe anche tramutarsi in un perverso incentivo per le nazioni più in crisi a lasciare l'euro e ripudiare le liabilities proprio verso Target2, piuttosto che il proprio debito interno: il nome del Paese non viene pronunciato nel report, ma tutti quanti sanno che si parla dell'Italia, visto che in chiusura si sottolinea come «rendendo relativamente attraente un abbandono dell'eurozona rispetto all'ipotesi del default, a nostro avviso può portare con sé e con questa formula di Qe a serie conseguenze inaspettate e non volute». 

Direte voi, al netto di tutto questo, perché la data odierna potrebbe risultare così importante per i destini d'Europa? È presto detto: per oggi è infatti atteso il parere, seppur non vincolante, dell'Alta Corte europea rispetto al programma di acquisti Omt della Bce, di fatto mai utilizzato ma che potrebbe - se ritenuto non in linea con le prerogative della Bce - strozzare nella culla l'ipotesi di un Qe così spinto come quello prefigurato da Rbs. Quindi, una buona parte del nostro destino è nelle mani e nel giudizio dell'Avvocato generale, Cruz Villalon, chiamato oggi a pronunciarsi, anche se nulla di automatico potrà accadere da qui a sei mesi. 

Ci sono però due variabili che rendono questo giudizio importante, ancorché - ripeto - non vincolante: primo, discriminare ciò che è possibile fare all'interno di un programma di acquisto di assets e secondo, la reazione tedesca a una possibile bocciatura. Partiamo dal primo scenario, ovvero dalle criticità dell'Omt già sottolineate dalla Corte costituzionale tedesca e che se ritenute non lecite anche in sede Ue potrebbero limitare molto l'impatto del Qe: il carattere di non limitatezza degli acquisti, la possibilità di acquisti sia sul mercato primario che secondario e la promessa di essere pari passu con gli investitori privati in caso di ristrutturazione del debito. Se si troveranno criticità in almeno due di queste tre caratteristiche di intervento, il Qe nasce già come anatra zoppa. 

E ora il secondo scenario, quello politico, visto che con un tempismo invidiabile lunedì sera Hans-Werner Sinn, capo dell'istituto economico tedesco Ifo, ha sferrato un attacco senza precedenti alla decisione della Bce di dar vita a un programma di stimolo, arrivando addirittura a dire che «la Germania potrebbe alla fine ritrovarsi nella posizione per la quale sarebbe costituzionalmente giusto abbandonare l'area euro». Di più, per Sinn «il rischio della deflazione è soltanto un pretesto per il Quantitative easing, ovvero per dar vita a un programma di salvataggio dell'Europa del sud, visto che il calo dell'inflazione è dovuto al basso prezzo del petrolio e non necessità di azione da parte della Bce». E ancora, «il Qe darebbe alla Bce la funzione di prestatore di ultima istanza nei confronti degli Stati individuali... L'Europa dovrebbe affrontare un grosso problema di costituzionalità se l'Alta Corte dichiarasse che il piano della Bce è legale. L'Eurotower dovrebbe abbandonare il programma Omt volontariamente». 

Insomma, guerra totale in vista della decisione di oggi, del Consiglio direttivo del 22 e, soprattutto, delle elezioni in Grecia del 25 gennaio prossimo. E attenzione, perché qualcuno comincia veramente a prepararsi all'ipotesi di un addio greco, per l'esattezza istituzioni finanziarie del calibro di Citigroup, Goldman Sachs e Icap, le quali stanno testando i propri sistemi interni e rimettendo mano ai piani di emergenza preparati in caso di "Grexit" due anni fa. Le operazioni includono controlli dettagliati sulle controparti che potrebbero subire i contraccolpi maggiori da un addio ellenico, controlli sulle esposizioni creditizie e test per valutare la capacità di fornire finanziamento cross-border per operazioni locali: di più, alcune istituzioni stanno preparandosi anche per l'impatto sui sistemi di pagamento e conducendo simulazioni sulle piattaforme di negoziazione valutaria, il tutto per capire come operare con l'introduzione di una nuova moneta o con l'imposizione di controlli di capitale nel Paese.