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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ La "guerra" tedesca che può dividere l'Europa

Questi sono giorni molto convulsi e importanti per il destino dell'Europa, che nel mese di gennaio potrebbe prendere una brutta piega. MAURO BOTTARELLI ci spiega perché

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Segnatevi in rosso la data di oggi: il 14 gennaio 2015, infatti, potrebbe dirci molto del futuro dell'Europa. Perché? Ci arriveremo tra poco. Ora partiamo dall'ultima analisi rispetto all'ipotesi di Qe da parte della Bce, questa volta preparata da Royal Bank of Scotland (Rbs), a detta della quale l'Eurotower sarà obbligata a espandere il suo bilancio fino a 4,5 triliardi di euro attraverso un colossale blitz monetario se vuole evitare che l'eurozona sia risucchiata nella deflazione. Questa cifra è la più grande e azzardata tra quelle ipotizzate dalle varie banche d'affari e implica un Qe di almeno 2,3 triliardi di euro, due o tre volte il volume suggerito dai funzionari della Bce stessa. Insomma, non solo ci sarà il Qe, visto che a dicembre l'eurozona è entrata ufficialmente in deflazione, ma vedrà certamente anche acquisti di bond sovrani, dato che per raggiungere quel livello di espansione dello stato patrimoniale non ci si può certo affidare ad altre securities. Il report di Rbs, intitolato "Il motel deflazione: puoi fare check-in ma non check-out", sottolinea come gli acquisti su quel segmento schianteranno i rendimenti a zero se non in negativo per le cosiddette nazioni core, una dinamica che però è già in atto visto che entro la fine di questo trimestre la dinamica per il Bund è quella di una discesa allo 0,13%, qualcosa che potrebbe vedere lo yield del Btp italiano sotto l'1%. 

Bene? No, una follia visto che se si leva il premio garantito dal carry trade rispetto al costo del denaro presso la Bce, nessuno comprerà più il nostro debito stante il rendimento praticamente nullo e i fondamentali sottostanti della nostra economia (eccetto le nostre banche ovviamente, destinate a diventare degli zombie), tutt'altro che risk-free. Per Rbs, «la questione del rendimento negativo del Bund a 10 anni è davvero da tenere da conto. Stiamo chiedendoci con sempre più attenzione e apprensione da chi la Bce andrà a comprarli. Non siamo nemmeno più alla giapponesizzazione, siamo ben oltre», dichiara il capo del dipartimento credito, Andrew Roberts. Inoltre, la Germania ha pianificato un surplus di budget per quest'anno che porterà a un prosciugamento delle emissioni di Bund, tanto che in base a cifre contenute nel report l'Agenzia del debito tedesca cancellerà 18 miliardi netti di bond nell'anno in corso appartenenti alle categoria di scadenza dai 5 ai 30 anni: quindi, questa scarsità di nuovo debito continuerà fino a quando - e se - non si arriverà a un emendamento costituzionale che obblighi al bilanciamento del budget. 

Di fatto, la Bundesbank dovrà trovare un altro metodo per condurre il Qe, se saranno le varie Banche centrali a doverlo fare per conto della Bce, magari acquistando titoli di debito dai Lander o dalla KfW, la Cassa depositi e prestiti tedesca. Per la banca, la prima fase di Qe sarà annunciata la prossima settimana al termine del Consiglio direttivo, ma questo non significa che entrerà in vigore immediatamente, né tantomeno che abbia effetto immediato sui mercati, visto che Rbs sconta un fallimento in questa prima fase a causa delle eccessive pressioni deflazionistiche che arrivano dall'Asia, con in testa l'extra-capacità cinese che distrugge le residue difese europee. Anche perché ormai le dinamiche sembrano cristallizzate, con il tasso di inflazione a cinque anni tracciato dalla Bce che ci parla di un livello medio delle aspettative crollato all'1,54%, 40 punti base in meno di quando Mario Draghi segnalò - in ritardo - il rischio per la prima volta.