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EURO-FRANCO/ Svizzera, la banca centrale toglie il cambio fisso: crolla la Borsa di Zurigo

Decisione a sorpresa della Banca centrale svizzera, che ha messo fine al valore minimo per il cambio tra franco ed euro (pari a 1,20 CHF=1,00 EUR) stabilito il 6 settembre del 2011

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EURO-FRANCO, LA BANCA CENTRALE SVIZZERA TOGLIE IL CAMBIO FISSO: CROLLA LA BORSA DI ZURIGO - Decisione a sorpresa della Banca centrale svizzera, che ha messo fine al valore minimo per il cambio tra franco ed euro (pari a 1,20 CHF=1,00 EUR) stabilito il 6 settembre del 2011. La notizia ha provocato immediate reazioni sui mercati internazionali, a cominciare dalla Borsa di Zurigo che è arrivata a perdere oltre l'11%, mentre la moneta unica ha fatto registrare un ribasso del 30% scendendo fino a 0,85. "Per quanto la valutazione del franco sia sempre alta - ha spiegato l'istituto lvetico in una nota - l’euro si è deprezzato in modo considerevole rispetto al dollaro con il conseguente indebolimento del franco rispetto alla moneta Usa". Per questo la banca centrale ha deciso "che non aveva più senso portare avanti la politica del tetto con l'euro, che non era più sostenibile e che avrebbe potuto essere portata avanti solo con continui interventi sui mercati", come ha poi spiegato il governatore, Thomas Jorda, definendo quella del 2011 una misura "eccezionale in un periodo di grande sopravvalutazione della divisa elvetica e di grande incertezza sui mercati". Affinché la fine del tetto minimo non comportasse un "inopportuno irrigidimento delle condizioni monetarie", la Banca annuncia di aver "abbassato i tassi di interesse in modo significativo". Dure le reazioni degli esperti, secondo i quali la decisione avrà un impatto decisamente negativo sull'economia del Paese: si tratta di uno "tsunami" per Nick Hayek, amministratore delegato di Swatch che ha visto il suo gruppo perdere oltre il 16%. "Non ho parole, per l’industria dell’export e per il turismo e infine per l’intero Paese", ha aggiunto. Anche la Lindt, multinazionale specializzata nel settore dolciario, prevede che "le esportazioni dirette dalla Svizzera soffriranno" e per questo sarà costretta ad utilizzare maggiormente gli otto impianti che possiede al di fuori dei confini svizzeri.

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